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Province al default

«I tagli ai bilanci delle province devono essere ridefiniti e resi sostenibili, altrimenti sarà inevitabile il dissesto degli enti già nel 2012». Non usa giri di parole il Presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, per descrivere le criticità finanziarie che affliggono gli enti di area vasta dopo gli ulteriori tagli previsti dal dl 95/2012 sulla c.d. spending review: altri 500 milioni di euro da trovare nell’ultimo scorcio di quest’anno e che vanno ad aggiungersi alle riduzioni già previste prima dalla manovra estiva di due anni fa (dl 78/2010) e poi dal decreto «salva-Italia» dello scorso dicembre (dl 201/2011).
La questione verrà posta oggi all’attenzione della Conferenza stato-città e autonomie locali, cui spetta l’arduo compito di individuare, entro il prossimo 30 settembre, i criteri di riparto della nuova sforbiciata fra i singoli enti. In mancanza, sarà il governo a decidere, ripartendo il taglio sulla base dell’incidenza della spesa per consumi intermedi rilevata nel 2011 attraverso il Siope.
Ed è proprio su tale criterio di riparto che si basa una delle critiche più forti che l’Upi muove alla nuova manovra: come è possibile, si chiede Castiglione, che alle province venga chiesto, per il 2012, un contributo identico a quello imposto ai comuni, se questi ultimi spendono per l’acquisto di beni e servizi otto volte di più?
Senza contare che, a differenza che per i comuni, alle province non è stato possibile accedere al Patto verticale regionale incentivato (anch’esso previsto dal dl 95/2012), che ha alleggerito gli obiettivi di finanza pubblica dei sindaci di una cifra superiore al miliardo di euro (si veda ItaliaOggi del 11 settembre).
In un simile scenario, il rischio di andare in default è qualcosa più di una provocazione, come del resto confermato anche dalla Corte dei conti in una recente audizione in Parlamento.
Gli enti di area vasta rischiano di arrivare già morti al riordino che, entro l’autunno, dovrebbe ridisegnarne la geografia e le funzioni.
Queste ultime, ricorda il documento Upi, includono servizi ai cittadini di primaria importanza (dal servizio del trasporto pubblico locale alla gestione ordinaria delle scuole, dalla formazione professionale alla difesa dell’ambiente, compresa la gestione dei rifiuti) che non possono essere considerati a cuor leggero come «spesa comprimibile».
Per questo, conclude Castiglione, «chiederemo al governo di ascoltare le nostre controproposte, che vanno nella direzione di rendere più omogeneo il quadro finanziario di riferimento e coerente e proporzionale il taglio tra tutti i comparti della pa».
Un negoziato, va detto, tutto in salita, perché l’invarianza dei saldi costringerebbe a dirottare altrove la quota di tagli abbuonata alla province, rendendo necessaria anche una modifica normativa.

Fonte: Italia Oggi

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