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Proroga alle municipalizzate ma restano a rischio 200 mila dipendenti pubblici

Nel comunicato di Palazzo Chigi, documento sintetico che presenta il “decreto fare” in attesa del suo testo definitivo, non ce n’è traccia. Ma fonti di due dicasteri interessati – Affari regionali e Pubblica amministrazione – confermano che nel decreto, “fuori sacco”, sarebbe entrata anche una proroga importante e attesa. Sei mesi in più concessi a Comuni e Province per chiudere e poi mettere a gara le società in house e le partecipate. Una galassia di 3 mila o più imprese (escluse le quotate in Borsa, come Acea a Roma e A2A a Milano e Brescia) che lavorano con gli enti locali in settori cruciali – acqua, luce, gas, informatica, servizi pubblici – e che secondo stime della Cgil impiegano circa 200 mila persone, a rischio di rimanere senza lavoro e senza altra copertura di reddito nel giro di quindici giorni. Era stata proprio la Cgil, venerdì scorso, a lanciare l’allarme. Poi accolto dall’Anci, l’associazione dei Comuni, che chiedeva lo slittamento. Infine anche dal ministro Delrio, che si era offerto di aprire un tavolo con gli enti locali nel suo ministero, Affari regionali. Il 30 giugno è il termine fissato dalla seconda spending review di Monti entro cui sindaci e presidenti di Provincia devono alienare “con procedura di evidenza pubblica” le società in house (quelle partecipate sono già “in nullità di atti” dal 7 aprile scorso e nessuno sa cosa deve fare). Altrimenti da sciogliere entro l’anno. Ora tutto questo iter si sposterebbe di sei mesi. Entro il 31 dicembre per mettere a bando oppure salvare queste aziende, in due modi: inglobandole (ma gli enti hanno il vincolo del patto di stabilità) oppure tenendole in vita se ritenute di pubblico interesse (ma qui c’è bisogno di un decreto del governo e soprattutto di criteri per decidere chi tenere e chi no).
In ogni caso, la norma Monti è monca di due aspetti fondamentali. Primo, la ricognizione di queste società: nessuno sa quante sono davvero. Secondo, il destino dei lavoratori. Soprattutto negli enti in dissesto o pre-dissesto, come il Comune di Alessandria, che ne ha già messi fuori 190.

Fonte: La Repubblica

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