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Prezzi, statali, sanità: in arrivo sei miliardi di tagli

Un decreto «pesante», da 5-6 miliardi, ma dopo il summit europeo di giovedì e venerdì.
L’atteso provvedimento che prevede interventi per la riduzione dei costi per l’acquisto di beni e servizi, sulla sanità e sul pubblico impiego nonè ancora pronto, ma l’obiettivo sembra ormai chiaro: stringere i bulloni sui conti pubblici e, se possibile, scongiurare l’aumento dell’Iva previsto per ottobre.
Interventi che dal prossimo anno varrebbero circa 1213 miliardi.
Sul tavolo del governo c’è il lavoro portato ormai a termine dal «commissario» Enrico Bondi, Mr.
Forbici, che con tutta probabilità oggi Monti illustrerà alle Regioni e ai vertici del Pdl per poi vedere, dopo il Consiglio europeo, Bersani e Casini: un piano per risparmiare circa 3-4 miliardi spuntando prezzi migliori per lo Stato, Regioni, Comuni e Asl sui beni della pubblica amministrazione.
Ma nel piatto ci sono anche gli interventi sulla Sanità per i quali si parla di 1,5 miliardi anche se il ministro Renato Balduzzi sembra attestato a concedere non più di un miliardo.
L’altro nodo è quello del pubblico impiego: continua a restare in ballo l’ipotesi di esodo anticipato dei dipendenti pubblici (l’intero pacchetto varrebbe 1 miliardo): misura contestata dai sindacati, che non riusciranno a vedere Monti questa settimana come avevano chiesto, e che ieri sono tornati ad usare toni pesanti: provvedimenti «inaccettabili», hanno detto Camusso, Bonanni e Angeletti e oggi nel pubblico impiego sono previste due ore di assemblea.
«E’ questione di giorni», ha assicurato ieri il viceministro dell’Economia Grilli, aggiungendo che il decreto arriverà «prestissimo».
Quello che sembra sempre più probabile è che, con l’avvicinarsi dei consuntivi di metà anno, una volta giunte le cifre sul gettito dell’Imu e dell’autotassazione, la spending review si fonderà con una sorta di «manovrina» o «manutenzione» dei conti pubblici per centrare l’obiettivo di deficit-Pil dell’1,7 per cento del 2012 nonostante l’appesantimento della recessione.
Acque torbide anche alla Camera dove il decreto che istituisce la spending review, dopo l’approvazione del Senato, è in corso di esame.
Un emendamento di Guido Crosetto (Pdl) che proponeva di introdurre un tetto di 6.000 euro netti alle pensioni d’oro degli alti dirigenti dello Stato.
Il governo ha espresso parere contrario anche se si è impegnato con lo stesso Crosetto ad affrontare nell’ambito del decreto sviluppo.
Polemiche anche sulla norma introdotta nel decreto che impone la pubblica apertura dei plichi delle offerte nelle aste gestite dalla Consip anche in caso di una valutazione in sede riservata.
Il decreto, in linea con una sentenza del Consiglio di Stato, aveva introdotto la nuova procedura.
Al Senato il Pd aveva preteso la retroattività della nuova procedura a tutte le gare svolte dal 28 luglio 2011 (data della sentenza).
Ieri il Pdl ha invece chiesto di far scattare le nuove procedure d’asta solo a partire dal decreto facendo salve le gare già svolte.
Il governo ha tuttavia bloccato l’operazione: ci sarebbero costi aggiuntivi per 1,2 milioni.

Fonte: La Repubblica

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