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Precari, Imu e proroghe nella legge di bilancio

Chiudere entro Natale. Con tale obiettivo i partiti stanno riscrivendo in queste ore il calendario parlamentare dei prossimi giorni, cui le dimissioni annunciate dal premier Mario Monti hanno impresso una forte accelerazione.
L’unica certezza resta l’approvazione della legge di Stabilità (la ex Finanziaria), su cui si è già manifestata una convergenza politica allo scopo di evitare l’esercizio provvisorio. Ma se davvero il varo dovrà avvenire prima di Natale, forse entro il 21, allora non saranno molti gli altri provvedimenti che avranno il tempo di passare il guado. A meno di non essere caricati sul «carro» della Stabilità.
Oggi i relatori della legge Paolo Tancredi (Pdl) e Giovanni Legnini (Pd) presenteranno un dozzina di emendamenti che erano già stati concordati. Tra questi, quello che porta gli incassi dell’Imu nelle casse dei Comuni («Ma vorremmo metterci anche qualche soldo in più» avverte Tancredi) e quello che proroga il contratto dei precari della pubblica amministrazione («Ma solo per quelle amministrazioni che hanno spazio di assunzione» chiosa ancora Tancredi per il Pdl).
Quest’ultimo emendamento viene considerato un «chiodo» cioè uno strumento sul quale caricare tutti gli altri provvedimenti di proroga di cui si avrà il bisogno. In pratica è l’emendamento che porterà nella legge di Stabilità quello che avrebbe dovuto essere il decreto «milleproroghe». Sempre pensando alle scadenze, potrebbe essere assorbito anche il decreto salva-infrazioni, appena varato dal governo per evitare quattro procedure comunitarie.
Fin qui il terreno su cui i partiti della «strana maggioranza» sono più o meno d’accordo. Poi però ci sono altre materie in cui le distanze vanno colmate. La delega fiscale, ad esempio, è ferma ancora in commissione al Senato, frenata da una questione pregiudiziale. Salvarla del tutto è impossibile, ma alcuni articoli potrebbero trasmigrare nella Stabilità, così come ha già fatto il pacchetto sulla «green economy». Sarà difficile che ottengano questo passaggio le norme più strettamente fiscali, su cui le parti dissentono.
Il disegno di legge sulle semplificazioni, che è rimasto al palo, senza alcuna assegnazione nemmeno in commissione, potrebbe subire la stessa sorte: lo stralcio di alcune norme su cui si trovi un accordo.
C’è poi la legge che attua l’obbligo di pareggio di bilancio introdotto in Costituzione. Domani sarà in Aula alla Camera, ma gran parte del lavoro è stato fatto in commissione, per cui non è da escludere che gli venga concessa una rapida ratifica al Senato nell’ultima settimana di lavoro del Parlamento.
Mentre in Senato farà il proprio percorso la Stabilità, alla Camera l’attività dovrebbe concentrarsi sul decreto sulla Crescita, in scadenza il 18 dicembre. Al Senato fu approvato senza il voto del Pdl, c’è da capire se il provvedimento resterà ostaggio di veti politici oppure, come più probabile, toccherà l’altra riva.
Al suo interno potrebbe essere inglobato il decreto sull’Ilva che scade il 3 febbraio e sul quale converge l’attenzione di entrambi gli schieramenti. In alternativa il decreto potrebbe finire nella Stabilità o, nella peggiore delle ipotesi, addirittura essere convertito a Camere sciolte.
Resta in coda il decreto di riordino delle Province, che scade il 5 gennaio, e sul quale il Pdl ha espresso la propria contrarietà presentando una pregiudiziale di costituzionalità. «Il nodo qui è tutto politico» avverte Legnini per il Pd.
Come è ancora tutta da sciogliere, all’interno della legge di Stabilità, la questione della Tobin Tax, la legge sulle transazioni finanziarie che il nostro Paese si è impegnato, insieme con altri dieci dell’Ue, a varare.
Sul punto le posizioni di Pdl e Pd sembrano distanti: «Io non parlo – dice il relatore del Pdl Tancredi -: il governo ha preso impegni internazionali e deciderà cosa fare». Insomma il centrodestra sembra aver già sposato la proposta dell’esecutivo di riformare la versione uscita dalla Camera introducendo un prelievo proporzionale sugli scambi azionari e fisso sui derivati. Il Pd invece ne discuterà oggi in una riunione interna e domani in incontro del gruppo parlamentare. Al momento si segnala la posizione più intransigente di Francesco Boccia che aveva presentato in sede di esame alla Camera, un ordine del giorno, approvato, che impegnava il governo a tassare tutti gli strumenti finanziari sia pure con un prelievo minimo.
Un ultimo problema tecnico sul cammino di tutti questi provvedimenti è la circostanza che il Pdl non voterà più fiducie al governo. Il percorso di approvazione delle leggi dovrà tenerne conto.

Fonte: Corriere della sera

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