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Più poteri a Palazzo Chigi su Agenzie e manager pubblici

«Precisare» le competenze sulla vigilanza delle agenzie governative nazionali, comprese quelle fiscali. È uno dei criteri che dovranno essere seguiti nella stesura dei decreti legislativi di attuazione della delega Pa. Con un preciso obiettivo: evitare che la funzione “tecnica” delle Agenzie si trasformi in una mission politica che deve invece restare di esclusiva competenza della Presidenza del Consiglio. Il tutto nell’ambito di un processo di rafforzamento dei poteri del premier, previsto dalla stessa riforma Madia, che riguarda anche le nomine dei manager pubblici e la determinazione delle risorse per gli uffici di diretta collaborazione dei ministri. Un processo leggermente rivisitato per effetto degli emendamenti approvati ieri al Senato in commissione Affari costituzionali, a partire da quelli del relatore Giorgio Pagliari (Pd), che prevedono anche la soppressione degli enti inutili o “in rosso”, il riordino del Formez Pa, la possibilità di rafforzare le strutture efficienti «che erogano prestazioni ai cittadini e alle imprese», e la «riduzione degli uffici e del personale anche dirigenziale destinati ad attività strumentali» (ad esempio quelli relativi all’elaborazione dati).

I ritocchi approvati in Commissione obbligano poi il Governo a intervenire in tema di «incompatibilità» per gli incarichi nella Pa e ad emanare entro 6 mesi dall’entrata in vigore della riforma i decreti attuativi per «integrare» le regole su pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni nelle pubbliche amministrazioni con il vincolo di precisare gli obblighi per il contrasto alla corruzione. Sempre in una logica di rafforzamento della trasparenza ai parlamentari viene garantito un percorso più rapido e fluido per accedere agli atti amministrativi. «Gran parte di quanto stiamo facendo a Palazzo Vidoni, dall’Anac al ruolo unico con incarichi a tempo» per i dirigenti pubblici «sono misure per prevenire la corruzione», sottolinea il ministro della Pa, Marianna Madia. Un altro emendamento a firma Lucrezia Ricchiuti e Doris Lo Moro (Pd) dà il via alla riduzione del 60% «della tariffa riconosciuta ai gestori di reti telefoniche e del prezzo dei supporti adoperati» per le intercettazioni. Che dovrebbero quindi diventare meno care.

Ma i tratti principali del restyling operato in Commissione restano quelli sulla riduzione dei corpi di polizia, con tanto di tensioni tra il relatore e la Ragioneria generale dello Stato (Mef) per lo stop sulle polizia provinciale, e sul rafforzamento del ruolo del di Palazzo Chigi. «Al centro non c’è più la logica della difesa del singolo ente ma la Repubblica: si mira all’omogeneizzazione dei comportamenti e in questo senso si rafforza il ruolo della Presidenza del Consiglio», afferma il sottosegretario alla Pa, Angelo Rughetti. 

Non a caso i correttivi sulle Agenzie, incluse quelle fiscali, hanno il fine «di assicurare l’effettivo esercizio delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio, nel rispetto del principio di separazione tra indirizzo politico e gestione». Palazzo Chigi, insomma, non solo avrà un ruolo più forte ma anche una sorta di regia allargata. A confermarlo sono le novità sulle nomine dei manager pubblici, compresi quelli delle società partecipate dal Mef. L’emendamento del relatore attribuisce al Consiglio dei ministri le «scelte», anche nei casi in cui debbano essere formalizzate con provvedimenti dei ministeri, relative ai «procedimenti di designazione di competenza diretta o indiretta del Governo o dei singoli ministri». Alla presidenza del Consiglio viene poi attribuita in modo inequivocabile «la definizione delle politiche pubbliche». E al premier spetterà anche la «determinazione» delle risorse per gli uffici di diretta collaborazione dei ministeri. I decreti legislativi dovranno precisare «la disciplina degli uffici di diretta collaborazione» anche «per garantire un’adeguata qualificazione professionale del relativo personale».
Su alcuni punti i ritocchi targati Pagliari hanno ammorbidito e smussato il testo originario della delega Madia. Che, nonostante l’accelerazione impressa dalla Commissione negli ultimi giorni, non approderà in Aula al Senato prima del 31 marzo. Ieri la Conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha infatti dato la precedenza al “Ddl Anticorruzione” e al decreto sulle banche popolari. Il già lento cammino della delega Madia rischia quindi concludersi al Senato anche dopo Pasqua prima di passare alla Camera. 

Fonte: Il Sole 24 Ore

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