Maggioli Editore
LOGIN ricorda Password dimenticata
  • www.ilpersonale.it su Google +
  • www.ilpersonale.it su Facebook
  • www.ilpersonale.it su Linkedin
  • Rss Feed

DIREZIONE
Mauro Nebiolo Vietti

COMITATO DI REDAZIONE
Simona Oddo Casano, Enzo Cuzzola, Gabriella Crepaldi, Luigi Oliveri, Sergio Pecchini, Rossana Salimbeni, Raffaele Squeglia

COORDINAMENTO REDAZIONALE
Alessio Sfienti

Rivista iscritta al Registro Stampa periodica del Tribunale di Rimini n. 135/2011 in data 3/2/2011

Rassegna Stampa

Questo articolo è stato letto 125 volte , con i tag: stipendi manager

21/02/2012
Buste paga dei manager pubblici centinaia oltre i 300 mila euro
Si apre il caso delle aziende controllate dallo Stato e dei «difficili» tagli

ROMA — C’è un desiderio inconfessabile che unisce destra e sinistra: alleggerire gli stipendi degli alti burocrati di Stato. Buste paga in alcuni casi scandalosamente alte, che lievitano come panna montata grazie al cumulo degli incarichi o a codicilli che hanno finora consentito per esempio ai magistrati «fuori ruolo» impegnati negli incarichi di governo di portare a casa due stipendi facendo un solo lavoro. Vi sareste mai immaginati di veder salire proprio dal partito di Silvio Berlusconi l’onda della protesta, fino a chiedere a gran voce di ripristinare quella misura «stalinista» voluta da Romano Prodi ben quattro anni fa «ma mai attuata», si rammaricavano lo scorso agosto una quarantina di onorevoli pidiellini? E avreste mai pensato che il tetto alle retribuzioni dei manager pubblici sarebbe stato reintrodotto fra gli applausi della sinistra proprio dal governo delle liberalizzazioni? Dove, al solo pensiero di doverlo applicare, qualcuno ha già l’orticaria. «Credo che a causa del tetto faremo fatica a trovare professionalità di alto livello», ha confessato ieri Mario Monti. E non tarderà a verificarlo. In un altro momento si sarebbe formata una fila chilometrica davanti alla porta del ministero del Tesoro, che è alle prese con la scelta dell’amministratore delegato della Banca del Mezzogiorno. Ma non ora, che quel posto può valere al massimo... Già, quanto può valere? Perché a quanto pare non sanno nemmeno esattamente a quanto ammonta quel tetto, vista la quantità di cifre che sono circolate. Si va dai 311 mila ai 294 mila euro lordi all’anno, passando per 299 mila e 305 mila, a secondo dei gusti. Ma il numero di quanti, nella pubblica amministrazione, superano abbondantemente quella cifra, è certo impressionante. Se fa effetto la clamorosa denuncia dei redditi del capo di gabinetto del ministro dell’Economia Vincenzo Fortunato, che tre anni fa toccava un livello di 788 mila euro, semplicemente inconcepibile per un dirigente pubblico, non desta minore sorpresa l’incredibile sovrapposizione di incarichi del suo ex collega dell’ufficio legislativo del medesimo ministero, Gaetano Caputi: direttore generale della Consob (395 mila euro), componente dell’autorità per gli scioperi (altri 95 mila), nonché docente fuori ruolo ancorché retribuito dalla Scuola superiore di economia e finanze. Retribuzione a cinque zeri, dicono i bene informati, ma top secret. Ed è questo il punto. Se grazie alle norme volute dall’ex ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, possiamo conoscere (e giustamente) perfino lo stipendio dell’ultimo dirigente di seconda fascia, e anche la paga di un soggetto apicale qual è il Ragioniere generale dello Stato Mario Canzio, accreditato di 516 mila euro l’anno (il vecchio miliardo di lire, tondo), a proposito delle reali retribuzioni non meno stellari dei più stretti collaboratori dei ministri si possono fare solo congetture. Una cosa inaccettabile, che fa salire ancora di più la temperatura. Così non meraviglia che molti parlamentari, i quali oltre a dover subire qualche sforbiciatina sono stati pure messi alla berlina, non vedano l’ora di vendicarsi a spese di una tecnocrazia sempre più opulenta e sempre meno trasparente. Anche se non si può escludere che quella lobby potentissima riesca a convincere i politici a far naufragare il tetto. Non è successo così forse anche con la norma voluta da Prodi? Il limite era lo stesso di oggi:ma alla fine di una melina durata più di due anni il regolamento attuativo partorito dal governo Berlusconi l’ha di fatto cancellato. Stabilendo che valeva solo per gli incarichi aggiuntivi. Dunque, senza sfiorare gli stipendi. Monti si trova in una situazione leggermente diversa. Siamo in piena recessione, il potere d’acquisto delle famiglie è in sofferenza, i poveri aumentano, la disoccupazione galoppa. Come spiegare agli italiani che c’è gente pagata dallo Stato che guadagna come trenta impiegati e non può rassegnarsi a incassare «soltanto» dieci di quegli stipendi? Ecco perché chi conta di salvarsi grazie alle «deroghe», ha probabilmente fatto male i propri calcoli. Monti non sarà così generoso. Come li ha sbagliati, a meno di sgradevoli sorprese, chi è sicuro di far passare il principio che il famoso tetto debba essere applicato soltanto a partire dai contratti futuri. Anche qui: come lo spiegherebbero agli italiani? Ma se il principio per cui nessuno stipendio potrà superare quello del primo presidente della Corte di Cassazione potrà essere faticosamente fatto digerire ai «pezzi da novanta» nei ministeri e nelle authority, problemi ben più grossi ci saranno nelle società pubbliche non quotate in borsa. Il tetto in teoria riguarda anche loro. E rischia di essere una questione complicatissima da risolvere, tanto più alla luce della confessione fatta ieri dal premier. Il regolamento che il ministro Filippo Patroni Griffi ha annunciato per maggio non sarà una passeggiata. Avete idea di quanti siano nelle aziende di Stato gli stipendi che superano i 300 mila euro l’anno? Centinaia. E non parliamo soltanto dei capi azienda. L’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti nel 2008 guadagnava 871 mila euro: poco al di sotto di quel livello era il presidente Innocenzo Cipolletta, ora sostituito dall’ex presidente della Consob Lamberto Cardia. La retribuzione di Massimo Sarmi, amministratore delegato delle Poste, si aggira intorno al milione e mezzo di euro? Il presidente Giovanni Ialongo ha diritto secondo la Corte dei conti a 635 mila euro: un bel salto, rispetto a quando era segretario del sindacato postelegrafonico della Cisl. Per non parlare dei più alti dirigenti di quei gruppi. Decine di persone con retribuzioni certamente più alte di 300 mila euro. Ma andiamo avanti. L’amministratore delegato dell’Anas Pietro Ciucci in tasca 750 mila euro. La stessa cifra del suo collega di Fintecna Massimo Varazzani, ex altissimo dirigente di Intesa San Paolo, paragonabile a quella del presidente del Poligrafico Maurizio Prato. Il capo della controllata Fintecna immobiliare Vincenzo Cappiello, una vita nelle partecipazioni statali, è fermo (si fa per dire) a 505 mila.Mentre l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, già capo di Deloitte consulting, ha una retribuzione di 835 mila euro (rimborsi compresi). Ma è niente in confronto alla densità di buste paga galattiche riscontrabile in Rai. Il presidente Paolo Garimberti incassa 448 mila euro. Il predecessore di Lorenza Lei alla direzione generale guadagnava 715 mila euro. Che porzione di quel fantastico stipendio l’ha seguito alla Consap, altra società pubblica dove Mauro Masi ha traslocato? Boh. Ha raccontato poi nel 2010 Emiliano Fittipaldi sull’Espresso che l’ex direttore Claudio Cappon, rimasto senza un incarico corrispondente, continuava a percepire 600 mila euro. Per non dire dei giornalisti: la tivù di Stato ha decine di direttori, che non guadagnano certo soltanto come un presidente di Cassazione. E dei dirigenti di rete: si va dai 400 mila di Fabrizio del Noce ai 449 mila di Gianfranco Comanducci. E poi ci stupiamo che in Parlamento qualcuno pretenda gli elenchi dei candidati alla ghigliottina? Però fra questi, è bene che gli onorevoli ne prendano coscienza, non ci saranno i dipendenti degli organi costituzionali: lì si aprirebbe una pagina ancora più sconcertante, tenuto conto che la retribuzione media di un dipendente del Senato, commessi e barbieri compresi, è più alta dell’indennità parlamentare. E 300 mila euro è lo stipendio di un consigliere con 25 anni di anzianità. Il segretario generale della Camera Ugo Zampetti e la sua collega del Senato Elisabetta Serafin intascano più del doppio del capo dell’amministrazione del parlamento britannico. Che guadagna 235 mila euro:meno di uno stenografo di palazzo Madama.

http://www.corriere.it/

Condividi su Linkedin

Indietro


Previous Next
Previous Next

X

Iscriviti alla newsletter

Vuoi ricevere la newsletter gratuita di www.ilpersonale.it?

Inserisci il tuo indirizzo di posta elettronica e clicca su Iscriviti

Ho letto l'informativa e acconsento al trattamento dei dati

NOTA INFORMATIVA SULLA TUTELA DEI DATI PERSONALI EX ART 13 D.LGS. 196/2003 E RICHIESTA DI CONSENSO AL TRATTAMENTO

Maggioli SpA, titolare del trattamento, si propone di gestire il servizio nel rispetto della normativa vigente in materia di tutela dei dati personali. Al proposito intende con questa nota, fornire a tutti gli utenti un'informativa sulle modalità e finalità del trattamento dei dati personali in conformità a quanto previsto dall'art. 13 del D.Lgs n. 196 del 30.06.2003. I dati personali forniti dagli utenti verranno trattati elettronicamente e/o manualmente da Maggioli SpA, Via del Carpino 8 - 47822 Santarcangelo di Romagna (RN), titolare del trattamento, per tutte le finalità correlate alla prestazione del servizio. Inoltre, previo suo consenso, i suoi dati saranno trattati dalla nostra società e dalle società del Gruppo Maggioli per l'invio di materiale promozionale inerente i nostri prodotti o servizi o quelli di società clienti del Gruppo Maggioli. L'indicazione della email deve essere fatta con cura in quanto necessaria per ricevere il servizio, i dati a corredo vengono chiesti per targettizzare gli invii informativi. I suoi dati non saranno diffusi. I suddetti dati potranno essere comunicati a soggetti pubblici, in aderenza ad obblighi di legge e a soggetti privati per trattamenti, funzionali all'adempimento del contratto, quali: nostra rete agenti, società di informazioni commerciali, professionisti e consulenti. I suoi dati potranno essere comunicati a soggetti terzi nostri clienti, che li tratteranno in qualità di autonomi titolari del trattamento secondo la definizione contenuta nel D.lgs 196/2003. Tali dati saranno trattati dai nostri dipendenti e/o collaboratori, incaricati al trattamento, preposti ai seguenti settori aziendali: editoria elettronica, mailing, marketing, CED, servizi Internet, fiere e congressi. L'utente potrà esercitare ogni ulteriore diritto previsto dall'art. 7 del D.Lgs 196 del 30.06.2003 che di seguito integralmente si riporta: "1. L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile. 2. L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione: a) dell'origine dei dati personali; b) delle finalità e modalità del trattamento; c) della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici; d) degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'art. 5 comma 2; e) dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello stato, di responsabili o incaricati. 3. L'interessato ha diritto di ottenere: a) l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati; b) la cancellazione, la trasformazione, in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; c) l'attestazione che le operazioni di cui alle lettera a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di colori ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento di rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. 4. L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte: a) per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano ancorchà pertinenti allo scopo della raccolta; b) al trattamento dei dati personali che lo riguardano a fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale. "Compilare il form con i propri dati con conseguente dichiarazione espressa di aver letto e accettato questa informativa, autorizza la Maggioli spa e le società del Gruppo Maggioli al trattamento dei suoi dati per le finalità correlate alla prestazione del servizio e per l'invio di materiale promozionale, anche da parte di soggetti terzi nostri clienti, secondo le modalità illustrate nell'informativa. L'utente potrà esercitare ogni diritto previsto dal citato art. 7 con la semplice risposta alla e-mail ricevuta.