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Per il nuovo Isee un debutto a singhiozzo

Se tutto va secondo i piani, domani le prime famiglie italiane potrebbero trovarsi tra le mani il nuovo Isee. Dovrebbero arrivare dall’Inps martedì – o al massimo mercoledì – le prime certificazioni della situazione economica delle famiglie che chiedono prestazioni sociali agevolate, redatte con le regole in vigore dal 1° gennaio (il restyling dell’indicatore dopo 17 anni è arrivato con il Dpcm 159/2013). Nei giorni scorsi, come spiega Paolo Conti, direttore del Caf Acli, «sono partite le prime domande, dopo che l’Inps ha aperto i canali per la trasmissione». Ci vogliono però almeno dieci giorni per completare l’elaborazione. 

I primi Isee potrebbero riservare più di una sorpresa ai richiedenti. Come si vede dalle elaborazioni effettuate dal Caf Acli per Il Sole 24 Ore del Lunedì – riportate qui sopra – a parità di reddito il risultato potrebbe essere più elevato. Peserà di più la proprietà della casa. Ma ci sono anche variabili che incideranno in modo diverso, come la presenza di un coniuge separato, di figli lavoratori o di affitti e spese per disabilità. Il rischio, se i Comuni non adegueranno le soglie di accesso ai servizi agevolati, è di perdere gli sconti di cui si godeva finora. Il Comune di Roma, ad esempio, non ha modificato i criteri di accesso: «Nell’immediato – spiega Paola Sbriccoli, direttore della gestione entrate fiscali della capitale – l’aggiornamento delle fasce non è previsto: c’è un equilibrio di bilancio da mantenere. Prima bisogna verificare gli effetti reali delle nuove regole, poi si deciderà».
Ma questo è un discorso di prospettiva. Il rischio più immediato, per molte famiglie, è quello di non riuscire a ottenere il nuovo Isee, perché la partenza dell’operazione è stata quanto meno “a singhiozzo”. In molti casi, infatti, i cittadini si sono trovati a dover fare da soli nella compilazione della Dsu, la dichiarazione che traccia un primo quadro della situazione economica della famiglia e poi deve essere integrata con i dati sul reddito già in possesso della Pa. I Comuni (è il caso di Milano e Roma) non hanno attivato sportelli per aiutare gli utenti nella compilazione. Negli uffici dell’Inps non ci sono impiegati ai quali si può chiedere aiuto: l’istituto invita i cittadini a completare e inviare la dichiarazione tramite il suo sito internet. I Caf, in mancanza della convenzione con l’Inps che dovrà stabilire i termini (anche economici) della collaborazione, nella maggior parte dei casi hanno incrociato le braccia, invitando gli utenti a presentarsi nei prossimi giorni.

Morale: non appena, da fine mese, cominceranno a scadere una serie di prestazioni, dalle riduzioni sulle tasse universitarie al rinnovo della carta acquisti, per arrivare alle iscrizioni scolastiche, si rischia la paralisi delle agevolazioni.

Per questo sono già partite le proroghe: la Toscana, ad esempio, ha “allungato” fino a marzo la validità dell’Isee «vecchia maniera» per le agevolazioni sui ticket.
Chi sceglie di imbarcarsi nella compilazione della domanda sul sito Inps, deve armarsi di pazienza: il primo step è farsi consegnare un Pin «dispositivo» presso uno sportello dell’istituto (o richiederlo telematicamente, aspettando qualche giorno). Al primo collegamento bisogna farsi generare un nuovo Pin, per motivi di sicurezza. Poi comincia la compilazione, alla quale bisogna arrivare con tutti i documenti alla mano: solo per la dichiarazione base, quella più semplice, che esclude una serie di prestazioni, bisogna compilare otto prospetti (anagrafica del nucleo, residenza, patrimonio mobiliare – due campi – patrimonio immobiliare, redditi, assegni, veicoli). 

L’ostacolo su cui probabilmente ci si dovrà fermare è l’indicazione della giacenza media del proprio – o dei propri – conti correnti, che è richiesta insieme al saldo al 31 dicembre 2014.

L’Abi, con una circolare, ha raccomandato alle banche di adottare soluzioni per fornire questo dato ai correntisti, suggerendo di inserire la giacenza media nell’estratto conto. Questa soluzione dovrebbe, però, concretizzarsi solo a partire dall’estratto conto del 31 marzo, quindi fino ad allora si dovrà ricorrere al fai-da-te: per prima cosa bisogna recuperare tutti gli estratti conto del 2014, nei quali vanno individuati i «numeri creditori totali». Una volta trovati questi valori, bisognerà sommarli (per coprire i 365 giorni dell’anno) e poi dividere il totale per 365. Posto che si riesca a venire a capo del calcolo, bisogna fare i conti con le lentezze del sistema, che – forse per motivi di sicurezza – dopo periodi prolungati di pausa nella compilazione, si blocca, costringendo a ricominciare la sessione.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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