Questo articolo è stato letto 4 volte

Per fare un dirigente ora c’è il corso-concorso

Sostiene Letta che l’italiano medio avrà in busta paga ben più di 14 euro al mese grazie alla nuova Finanziaria, e che per il momento non era possibile fare di meglio tagliando – per esempio i costi della macchina pubblica.
La manovra conferma il blocco degli aumenti e del turnover nella Pa, ma lascia intatti gli organici per ogni comparto e grado: il premier potrà dunque contare sull’esercito che ha trovato entrando a Palazzo Chigi.
La Presidenza del Consiglio vanta 280 dirigenti con stipendi dagli 80mila a oltre 200mila euro l’anno, 12 solerti uffici e 21 dipartimenti impegnati a trasformare l’Italia in un paese finalmente efficiente.
PURTROPPO, il gruppone costa.
Il bilancio diprevisione del Consiglio parla di 2,4 miliardi di euro spesi nel 2012, che diventano 3,2 per il 2013.
E a formare i colletti bianchi è preposto un ente che sta sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio: è la Scuola Nazionale dell’Amministrazione (Sna), istituzione “di alta formazione e ricerca”, corsi continui su materie di ogni genere (aperte ora le iscrizioni per “Self Confidence: il pensiero e l’azione nella differenza”).
Sulla Sna si levano però le proteste del sindacato Dirpubblica.
Per essere precisi, la critica coinvolge anche gli altri istituti di formazione della Pa oggi operativi: l’Istituto diplomatico Mario Toscano, la Scuola superiore dell’economia e delle finanze, la Scuola superiore dell’amministrazione dell’interno, il Centro di formazione della difesa e la Scuola superiore di statistica e di analisi sociali ed economiche.
Enti che la riforma del pubblico impiego entrata in vigore lo scorso luglio ha mantenuto in vita creando un’ulteriore sovrastruttura, un Comitato presieduto direttamente dal Presidente del consiglio dei ministri.
“Volendo risparmiare, si potevano accorpare tutti questi istituti in un’unica Scuola” dice Dirpubblica.
Aggiungendo che basterà una laurea triennale per diventare dirigenti: addio graduatorie vecchia maniera, ora (per il 50% delle necessità) bisognerà iscriversi a uno di questi istituti e frequentare un corso-concorso sperando di entrare nel numero chiuso dei futuri manager, programmato triennalmente e affidato alle suddette scuole.
Luoghi dove salgono in cattedra politici ed ex ministri come Marco Milanese, già consigliere di Tremonti, e Michel Martone, l’ex viceministro che ce l’aveva coi giovani “sfigati”.
“NON SI TRATTA di riordino ma di disorganizzazione programmata al peggioramento dell’attuale situazione, per rendere ancora più inefficiente la Pa e farne una macchina a servizio di poteri economici che manovrano sia la politica cosiddetta di destra, sia la politica cosiddetta di sinistra” insiste Dirpubblica, che ha fatto ricorso al Tar.
Di certo spetta ora al premier fissare i criteri per la valutazione dei papabili dirigenti, e Letta può prendere spunto da una storia che a Roma ha già fatto scuola: Maria Frati, a lungo segretaria dell’ex senatore Luigi Fucito (attualmente capo gabinetto del sindaco Ignazio Marino), è stata promossa dirigente del Comune.
Senza perder tempo.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>