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Pensioni, «opzione donna» più ampia

La sperimentazione del pensionamento anticipato delle lavoratrici con 57 anni e 35 di contributi (58 anni se autonome) potrebbe proseguire in caso di risparmi sulla spesa finora stimata. Lo prevede l’emendamento alla Stabilità approvato ieri e nel quale si prevede un monitoraggio annuale sull’attuazione della misura da effettuarsi entro il 30 settembre. In caso di minori spese certificate dai ministeri dell’Economia e del Lavoro i risparmi saranno utilizzati per interventi in materia previdenziale, compresa appunto la proroga della sperimentazione. Secondo la relazione tecnica che accompagna il testo della Stabilità, la platea massima di lavoratrici interessate all’«opzione donna» nella versione attuale e che vale per coloro che maturano i requisiti entro fine anno, è di 36mila, per una spesa stimata a fine 2022 di 2,5 miliardi. Una cifra eccessiva secondo i parlamentari che hanno insistito per questa correzione e che ora verrà messa sotto verifica annuale. 
Il via libera a questa correzione ha chiuso nei fatti il capitolo previdenziale della manovra, cui due giorni fa s’erano aggiunti l’anticipo al 2016 della no tax area estesa alle pensioni fino a 8mila euro e la sterilizzazione dei possibili effetti della deflazione sull’indicizzazione delle pensioni, che non potranno mai essere negativi. 
Il pacchetto di correzioni, salutato ieri con soddisfazione dalla sottosegretaria al Lavoro, Teresa Bellanova, si completa col finanziamento dei contratti di solidarietà, con 60 milioni nel 2016 per i lavoratori impiegati nelle aziende escluse dalla disciplina ordinaria e la proroga per un altro intero anno, con un finanziamento di 78 milioni, dell’indennità di disoccupazione per i collaboratori (Dis-coll). E non mancano alcune misure significative sul fronte delle politiche di conciliazione come la possibilità di includere i periodi di maternità nel conteggio delle presenze della lavoratrice in azienda per i premi di produttività e la possibilità di cumulo del riscatto degli anni di laurea col periodo di maternità facoltativa fuori dal rapporto di lavoro. Per Bellanova «se a tutto ciò si aggiungono le misure per la conciliazione, a partire dal rifinanziamento, per il 2016, del voucher baby-sitting a favore delle neomamme, esteso, come ci eravamo impegnati a fare una volta constatata la bontà della misura, anche alle lavoratrici autonome o imprenditrici e, ancora, il raddoppio dei giorni di congedo parentale obbligatorio per i papà, credo che la concretezza delle azioni del governo e la continuità dei suoi interventi non facciano lo stesso rumore di tante polemiche, però siano ciò che serve a quel cambiamento di cui l’Italia ha bisogno». 
Ieri è arrivato anche il via libera a una correzione che salva l’Inps dal taglio previsto sulle spese per le dotazioni informatiche, una misura che nei fatti sblocca l’iniziativa che era stata annunciata di invio delle famose «buste arancioni» con la simulazione della pensione futura a un buon numero di iscritti alle gestioni lavoratori autonomi, dipendenti e separate che non si sono dotati di codice Pin per accedere al contro previdenziale on line.
Ieri il presidente dell’Inps Tito Boeri, che è stato anche ricevuto a Palazzo Chigi da Matteo Renzi, intervenendo in audizione davanti alla commissione di vigilanza sugli enti previdenziali ha affrontato il delicato tema della scarsa trasparenza e difficoltà di lettura dello stato patrimoniale dell’Istituto, in vista della prossima presentazione di un nuovo piano gestionale messo a punto con il direttore generale, Massimo Cioffi. Sarà, ha spiegato Boeri, uno dei prossimi fronti di impegno dell’Istituto, un fronte aperto già il 2 dicembre scorso in occasione della giornata della trasparenza in tandem con Inail. Inps, ha spiegato Boeri offrendo numerosi dati contabili, ha un costo di gestione di 4 miliardi annui, per metà destinato alla spesa per il personale e per metà all’acquisto di beni e servizi su una mole di pagamenti per circa 430 miliardi.
Boeri ha detto che è il tempo di procedere a un’operazione straordinaria di svalutazione delle partite inesigibili dell’Istituto, ora allo studio con un tavolo tecnico attivato al ministero dell’Economia. «Una prassi non condivisibile – ha spiegato – ha portato in passato a minimizzare gli accantonamenti al fondo svalutazione crediti nel bilancio preventivo e a concentrarle in fase di assestamento di bilancio a consuntivo. Intendiamo interrompere questa prassi e procedere a un’operazione straordinaria di cancellazione e svalutazione delle partite inesigibili dallo stato patrimoniale». Secondo i dati Equitalia i crediti contributivi con bassa probabilità di recupero ammontano a 28,3 miliardi. Nel bilancio previsionale 2016 – ha spiegato Massimo Cioffi – dovrebbero fare un accantonamento nel fondo svalutazione crediti 7,6 miliardi a fronte dei 500 milioni negli anni passati. «Trasparenza – ha detto Boeri – significa fornire una valutazione accurata dello stato patrimoniale dell’ente. A maggio avevamo denunciato una gestione poco attenta dei crediti in cui le ragioni di non esigibilità non vengono adeguatamente verificate. La lunga crisi ci ha lasciato in eredità più di 50 miliardi di crediti contributivi che si sono aggiunti ai 35 maturati negli anni precedenti portando a quasi 87 miliardi il loro totale a consuntivo 2014 (poi arrivati a 95 miliardi a fine settembre 2015 secondo i dati gestionali). Al netto degli accantonamento al fondo svalutazione crediti – ha concluso Boeri – abbiamo oggi a bilancio quasi 45 miliardi di crediti contributivi, per lo più (5/8 del totale) riguardanti lavoro alle dipendenze il che significa che sono crediti la cui mancata riscossione non comporta alcuna variazione delle prestazioni che i contributi avrebbero dovuto coprire. Sarebbe auspicabile cambiare le regole prevedendo la possibilità di misure come il concordato previdenziale». Infine un appello affinché si mantenga l’obbligo a erogare le pensioni con bonifici bancari, nonostante l’innalzamento del tetto alla circolazione del contante a tremila euro: «C’è il rischio – ha osservato – che i pensionati vengano truffati con il prelievo del contante».
Sempre in tema previdenziale ieri la Cisl ha presentato una ricerca in cui, prendendo di mira il bonus da 80 euro, evidenzia come a parità di reddito «un pensionato che percepisce dai 10 ai 26mila euro, sopporta in media un’aliquota Irpef del 5% più alta rispetto a quella pagata da un lavoratore dipendente».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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