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Pensioni d’oro salve

Salta il tetto di 6 mila euro alle pensioni d’oro dei grand commis di stato. Per il momento non sarà approvato dalle commissioni affari costituzionali e bilancio della camera l’emendamento al decreto legge sulla spending review (primo firmatario Guido Crosetto del Pdl) che prevede un taglio alle pensioni d’oro. L’emendamento è stato tra quelli che più ha richiesto l’attenzione delle commissioni che sono in procinto di dare il via libera al provvedimento atteso per una terza lettura in senato entro la prima settimana di luglio. I relatori Roberto Occhiuto (Udc) e Anna Maria Bernini (Pdl) e il governo hanno però trovato un accordo secondo il quale l’esecutivo si impegna a trattare il tema delle pensioni d’oro nel decreto crescita.
L’emendamento prevede che le pensioni «erogate in base al sistema retributivo, non possono superare i 6 mila euro netti mensili». Se poi la pensione è cumulata con altri trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche in base al sistema retributivo, «l’ammontare onnicomprensivo non può superare i 10 mila euro netti mensili».
Via libera invece a un emendamento di Massimo Donadi (Idv) che chiede a Quirinale, camera, senato e Corte costituzionale di valutare iniziative idonee per ridurre la spesa. Oltre a questa modifica e a quella sulle gare d’appalto, dovrebbe essere votata anche quella che esclude dalla spending review Poste e Ferrovie dello stato.
Intanto l’Ufficio coordinamento legislativo del ministero dell’economia, dopo avere sentito il parere della Ragioneria dello stato, ha stimato in 1 miliardo e 168 milioni di euro il costo della modifica apportata dal senato al decreto (atteso in aula il 27 giugno) che prevede che le nuove regole sull’apertura in seduta pubblica delle buste per l’assegnazione di appalti si applichino anche alle procedure di affidamento per le quali si è già proceduto all’apertura dei plichi. Per questo motivo nelle commissioni affari costituzionali e bilancio della camera dovrebbe passare un emendamento che ripristina la regola secondo la quale l’apertura in seduta pubblica delle buste si applicherà solamente alle gare per le quali le buste non erano state aperte alla data dell’entrata in vigore del provvedimento.
Con l’estensione a tutti gli appalti, numerosi sarebbero stati i casi nei quali si sarebbero dovute indire nuove gare e, in particolare, la procedura sarebbe costata circa 1 miliardo e 143 milioni per le convenzioni facility management uffici (pulizia e altri servizi per la p.a.) e 25 milioni di euro per la fornitura di reti locali (cablaggi telefonia-dati e wi-fi per uffici, scuole e altri uffici della pubblica amministrazione).
Non sarà invece all’esame del consiglio dei ministri di oggi l’altro provvedimento sui tagli alla spesa, quello che indicherà quanto e come tagliare. Tuttavia, per il varo del provvedimento (secondo quanto riferito dal viceministro all’economia Vittorio Grilli) sarebbe comunque questione di giorni. Grilli ha confermato che il provvedimento potrebbe evitare gli aumenti dell’Iva sia per questo che per i prossimi anni.

Fonte: Italia Oggi

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