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Pensione per 3.500 insegnanti

Arriva la pensione anticipata per una platea di circa 3.500 insegnanti, secondo una stima sindacale, che matureranno i requisiti per il ritiro (requisiti pre-riforma Fornero) entro il prossimo 31 agosto.
Lo prevede un emendamento messo a punto dai tecnici del Tesoro e dell’Istruzione e già siglato dai relatori in commissione Bilancio al Senato, dove procede l’esame del decreto sulla spending review.
La misura, che in tarda serata doveva ancora essere votata (riguarda l’articolo 14), prevede il pensionamento a partire dal 1° settembre 2013 dei docenti con i requisiti acquisiti e che non potrebbero essere «proficuamente utilizzati» nell’anno scolastico 2013-2014 dopo la riorganizzazione prevista delle dotazioni organiche.

La norma farebbe giustizia di una disparità che si è venuta a creare fra i dipendenti della pubblica amministrazione: ad eccezione degli insegnanti, infatti, gli altri hanno potuto andare in pensione con le vecchie regole se avevano maturato i requisiti entro il 31 dicembre scorso.
Con questa mossa il Governo risolverebbe anche un altro problema: quello dei docenti finiti in esubero per effetto dei vecchi tagli del governo Berlusconi e delle riforme della scuola.
Secondo i conti fatti dalla Flc-Cgil, infatti, alla primaria sono 400 gli insegnanti che perdono posto, 436 sono quelli delle medie, 7.347 quelli delle superiori.
Docenti che saranno collocati sui posti vacanti, quelli che spetterebbero ai precari in fila nelle graduatorie.
Se i 3.500 che matureranno i requisiti ad agosto decideranno di andare in pensione subito si aprirebbero spiragli per collocare parte dei docenti in esubero.
Ieri mattina in commissione sono state invece approvate modifiche all’articolo 2 del decreto, quello che contiene i tagli alle dotazioni organiche.
Si prevedono ora sei mesi di tempo in più per adeguare le piante organiche dei dirigenti e del personale dei ministeri degli Interni e degli Affari Esteri e il via libera all’attivazione fino a 380 posizioni organizzative di livello non dirigenziale nelle Agenzie fiscali, che potranno in questo modo assicurare la loro piena funzionalità anche dopo il riassetto disposto sulle dotazioni attuali.
Slitta al 1° gennaio prossimo anche la razionalizzazione degli ufficiali delle Forze Armate, per le quali la riduzione sarà graduale e da completare in tre anni, vale a dire entro il 1° gennaio 2016.
La prima modifica sposta dal 30 ottobre 2012 al 30 aprile del 2013 la scadenza entro cui verrà ridisegnato il perimetro del personale dell’Amministrazione civile dell’Interno, un provvedimento che si applicherà successivamente alla procedura di razionalizzazione delle province.
Segue la stessa logica il posticipo per il ridimensionamento del personale della carriera diplomatica in servizio all’estero, visto che anche in questo caso prima si dovrà riorganizzare la rete delle sedi diplomatiche.
Dalla rideterminazione degli organici delle Forze Armate resteranno invece esclusi l’Arma dei Carabinieri, il Corpo della Guardia di finanza, il Corpo delle Capitanerie di porto e il Corpo della Polizia penitenziaria.
L’altra novità, come detto, riguarda le Agenzie fiscali, al centro di un complesso piano di accorpamento che coinvolge l’Agenzia del Territorio, Dogane e Monopoli e Agenzia delle Entrate.
Per assicurare la funzionalità piena di tutte le attività verrà garantita la possibilità di prevedere posizioni organizzative «non dirigenziali» che non superino il numero dei posti da dirigente coperto al momento dell’entrata in vigore del decreto.
Per assicurare queste “promozioni interne” è stato anche fissato un budget massimo di 13,8 milioni di euro «da affidare a personale della terza area che abbia maturato almeno cinque anni di esperienza professionale nella stessa area».
A questo personale sarà ovviamente riconosciuta un’indennità di posizione e di risultato.
Per la gestione dei processi di riorganizzazione degli uffici che scatteranno con i tagli alle dotazioni organiche di tutte le amministrazioni centrali (del 20% degli uffici dirigenziali e del 10% del personale) è stata poi confermata la semplice comunicazione delle scelte effettuate alle organizzazioni sindacali, mentre si ricorrerà ad un «esame congiunto» sulle misure che riguardano i «rapporti di lavoro».

Il tema, che due giorni fa è stato al centro di un braccio di ferro tra Pd e Pdl, sarà oggetto di un confronto che il ministro per la Pa e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, ha fissato per lunedì venturo con i sindacati.
In quella sede si conosceranno anche le ultime stime sul numero di dipendenti che dovrebbero essere coinvolti dalla spending review e che potrebbero trovarsi in posizione di sovrannumero rispetto alle ridotte dotazioni organiche.
Si dovrebbe trattare, stando alla relazione tecnica che accompagna il decreto, di circa 11mila soggetti per i ministeri e gli enti pubblici non economici, cui si sommano altri 13mila addetti degli enti territoriali.
Come è noto Cgil e Uil hanno già proclamato uno sciopero sul pubblico impiego, mentre la Cisl vuole aspettare in vertice con il ministro prima di prendere una posizione definitiva.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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