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Parere tecnico obbligatorio su ogni delibera del Comune

Ogni delibera di Giunta o Consiglio deve essere accompagnata dal parere tecnico del responsabile del servizio interessato e dal via libera del responsabile dei servizi finanziari in tutti i casi in cui comporti «riflessi diretti e indiretti» sulla situazione economico-finanziaria o anche sul patrimonio dell’ente.
È questo il primo cambio di rotta nell’attività dei Comuni determinato dall’entrata in vigore, oggi, del decreto enti locali approvato giovedì scorso, che fa scattare anche il conto alla rovescia per l’attuazione dei costi della politica nelle Regioni. Con le regole pubblicate sulla «Gazzetta Ufficiale» di ieri diventano operativi anche i rafforzamenti dei controlli esterni, sia sulle Regioni sia sugli enti locali, che però cominceranno a mostrare le loro ricadute operative solo nei prossimi mesi. I primi effetti concreti, da questo punto di vista, sono sulle sezioni regionali di controllo della Corte dei conti, investite di nuovi compiti e che, in base al decreto, potranno utilizzare anche uomini della Guardia di finanza (d’intesa con il ministero dell’Economia) e di magistrati delle sezioni giurisdizionali della stessa Corte.
Il primo dato applicativo con l’entrata in vigore del decreto si concentra sui controlli interni e continui nell’attività dei Comuni. I politici locali, in pratica, potranno dribblare i pareri dei responsabili tecnici solo con «adeguate motivazioni espresse», mentre il responsabile dei servizi finanziari vede crescere drasticamente il numero di atti su cui dovrà vigilare in via preventiva. Fino a ieri il passaggio sulla sua scrivania era obbligatorio solo per gli atti che comportassero «impegno di spesa o diminuzione di entrata», mentre ora il riferimento a qualsiasi effetto diretto o indiretto su conti o patrimonio lo porterà a mettere gli occhi preventivamente su quasi tutte le scelte (sono esclusi solo gli «atti di mero indirizzo»). Insieme al responsabile dei servizi finanziari, di cui viene sancita meglio l’autonomia dagli organi politici, si vedono ampliati i compiti di controllo anche il segretario, il direttore generale (dove c’è) e i revisori dei conti, che dovranno estendere per legge il loro monitoraggio anche alle società partecipate.
In vigore da oggi anche il fondo rotativo anti-dissesto: la dotazione finanziaria iniziale non è elevata (30 milioni di euro per il 2012, 100 milioni per il 2013 e 200 milioni all’anno dal 2014 al 2020), ma per il 2012 è accompagnato a un maxi-assegno da 500 milioni per pagare spese correnti e di personale negli enti in difficoltà. Il primo destinatario dell’incentivo appare il Comune di Napoli, dove però nei giorni scorsi il sindaco Luigi De Magistris ha avuto parole molto dure nei confronti del nuovo strumento, anche perché l’attivazione del fondo è subordinata al taglio di spese e all’avvio di controlli stringenti sul piano di rientro quinquennale che può prevedere anche l’aumento al massimo di tasse e tariffe.
Manca poco, infine, alla scadenza per attuare le norme sui costi della politica regionale: entro il 30 novembre le Regioni dovranno tagliare posti, indennità e fondi ai gruppi, e avranno sei mesi di tempo da oggi solo se la sforbiciata dovrà passare da modifiche statutarie.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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