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Pa, firmato accordo sui quattro comparti. Sindacati: ora il rinnovo dei contratti

È stato firmato tra Aran e sindacati l’accordo che riduce i comparti del pubblico impiego a quattro, al termine di un incontro fiume che si è chiuso nella notte. «Stanotte chiuso accordo su riduzione a 4 comparti. Sistema contrattuale più semplice e innovativo per lavoratori pubblici e Paese» ha scritto su twitter il ministro della Funzione pubblica e semplificazione Marianna Madia.

Sindacati: ora governo senza alibi
La riduzione dei comparti rappresentava una sorta di “precondizione” posta dal governo per aprire la trattativa sul rinnovo dei contratti nella Pa. Non a caso i segretari generali di Cgil, Cisl, e Uil, Susanna Camusso Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno dichiarato che ora per il Governo «non ci sono più alibi». Di qui l’invito all’esecutivo ad aprire «subito» il tavolo per il rinnovo dei contratti della Pa. e stanziare «altre» risorse, perché quelle attuali «non bastano».

Aran: fissate regole gioco, primo passo per rinnovo
«Sono state fissate le regole del gioco, l’auspicio è che sia il primo passo per un avvio celere dei rinnovi contrattuali». Così il presidente dell’Aran, Sergio Gasparrini, commentando l’intesa raggiunta nella notte con i sindacati per la riduzione dei comparti della Pa, L’Aran è infatti l’Agenzia che rappresenta il governo nei negoziati sul pubblico impiego. Gasparrini esprime «soddisfazione per la conclusione dell’accordo, un accordo difficile e molto importante che era atteso dal 2009. Rimasto – spiega – in stadby soprattutto per il fatto che era stata sospesa la contrattazione». Con la sottoscrizione dell’intesa – aggiunge Gasparrini – abbiamo raggiunto l’obiettivo di semplificare in modo drastico l’architettura dei comparti. Ora, riassume, «si faranno quattro contratti ogni tre anni, quando in passato se ne dovevano fare più di 20 in quattro anni, c’erano infatti due tornate biennali»

L’accordo sui quattro comparti
L’intesa è stata sottoscritta dalla gran parte delle sigle sindacali. Il punto centrale è l’aggregazione dei comparti che da undici, considerando quelli effettivi, vengono portati a quattro: “Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca”. Le operazioni di accorpamento hanno riguardato il primo (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e l’ultimo settore (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). L’accordo tra Aran e sindacati sui nuovi comparti del pubblico impiego è fatto di 12 articoli in tutto. Viene innanzitutto definito il loro perimetro: “le funzioni centrali” con 247 mila dipendenti, le “funzioni locali” con 457 mila, la “sanità” con 531 mila e il mega agglomerato “istruzione e ricerca” con ben 1 milione e 111 mila unità di personale. Sono poi stabilite le aree dirigenziali, anche queste ridotte (da otto a quattro): 6.800 dirigenti nel “comparto dello Stato”, 15.300 negli enti locali, 7.700 nell’area della ‘conoscenza’ e 126.800 nella sanità, quasi tutti medici.

Trenta giorni per le aggregazioni sindacali
All’articolo 9 vengono sancite le «norme transitorie», per cui, si legge, «entro il termine perentorio di 30 giorni» dalla data di sottoscrizione dell’accordo «le organizzazioni sindacali possono dar vita, mediante fusione, affiliazione o altra forma, ad una nuova aggregazione associativa a cui imputare le deleghe». Una misura “salvagente” per i sindacali più piccoli che nel nuovo assetto rischiano di scomparire, scivolando sotto il 5% di rappresentatività. Tempi stretti, però, che l’Aran ha acconsentito ad allungare fino a conclusione del 2017, con una seconda finestra, in «via eccezionale» e solo per la ratifica delle alleanze (fermo restando che la comunicazione deve arrivare entro un mese). In vista della tornata contrattuale 2016-2018 è comunque previsto una sorta di diritto di tribuna per le mini-sigle che non hanno proceduto ad allearsi con altre. Ma si tratta solo della possibilità di essere “presenti alle trattative”.

In legge Stabilità 300 milioni per contratti
La sottoscrizione dell’intesa era il tassello che mancava prima di poter riaprire il tavolo per il rinnovo dei contratti, come più volte rimarcato anche dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. La legge di Stabilità per il 2016 destina al capitolo 300 milioni, una cifra considerata sin dall’inizio insufficiente per i sindacati, che ora concentrano le loro attenzioni sul nuovo Def e sulla prossima finanziaria. I contratti nel pubblico impiego sono bloccati dai sei anni, uno stop non più legittimo secondo la Corte Costituzionale che a riguardo si è pronunciata con una sentenza nel luglio del 2015.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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