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Pa centrali, piano entro 6 mesi

Se il taglio vero e proprio delle province per il momento è rinviato quello delle sedi periferiche dello Stato andrà avanti. Almeno sulla carta. Il ddl approvato ieri dal Senato prevede infatti che entro sei mesi dal varo della riforma la presenza degli uffici provinciali di una serie di amministrazioni debba essere razionalizzata prendendo come riferimento non più i vecchi confini delle province o delle città metropolitane ma nuovi e più ampi «ambiti territoriali obbligatori». In ballo ci sono numerosissime strutture: 103 Ragionerie territoriali dello Stato e altrettante Commissioni tributarie provinciali, le 107 direzioni provinciali dell’Agenzia delle entrate, le 108 sedi del Cnr, i 109 archivi notarili distrettuali, i 110 uffici scolastici provinciali e le 120 soprintendenze artistiche e archivi di Stato. I piani di riorganizzazione dice la norma all’articolo 30, comma 6 devono essere presentati al ministero dell’Economia, a quello dell’Interno e al commissario straordinario per la spending review. Il termine è perentorio, stando alla formulazione attuale, e se non venisse rispettato dalla diverse amministrazioni in gioco si prevede l’intervento diretto del presidente del Consiglio che, con proprio Dpcm, nomina un commissario per la definizione del riordino. Le slide presentate da Carlo Cottarelli le scorse settimane prevedono una tempistica netta: entro il mese di settembre devono essere pronti i piani. Con la previsione di chiusura delle sedi con carichi di lavoro modesti, la rimodulazione degli organici sui carichi di lavoro effettivi richiesti (quindi è da immaginare un calcolo di fabbisogno standard), l’accorpamento degli uffici ministeriali in pochi uffici demaniali, con azzeramento degli eventuali canoni di locazione. Insomma la riconfigurazione della presenza della Pa centrale sui territori cambierà con un pesante piano di potatura cui il ministero dell’Economia sta già lavorando e che, secondo le previsioni di Cottarelli, dovrebbe garantire un risparmio di spesa corrente per circa un miliardo nel triennio 2014-2016. La cifra comprende il riordino e la riduzione anche della Capitanerie di porto, delle prefetture e delle sedi dei vigili del fuoco. E si tratta di una stima maggiorata rispetto a quella che era stata indicata ai suoi tempi nella spending review di Piero Giarda (- 600 milioni di cui 200 già scontati nei tendenziali). Si tratterà ora di vedere se il cronoprogramma verrà rispettato nei mesi a venire, sapendo che sul riordino dei presidi territoriali delle forze dell’ordine il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha già cominciato a tirare il freno. Nei giorni scorsi Alfano, che ha incontrato insieme con il capo del Dipartimento Ps, Alessandro Pansa, diverse sigle sindacali, ha parlato di mera «ipotesi di riflessione» in riferimento alla riduzione dei commissariati e delle postazioni della polizia ferroviaria e postale. Il ministro s’è detto pronto ad ascoltare tutte le proposte operative possibili che verranno avanzate dagli organismi di rappresentanza.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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