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Pa, blocco del turn over ipotesi per compensare il rinnovo del contratto

Per compensare la spesa imprevista del rinnovo dei contratti del pubblico impiego (1-1,6 miliardi) il Governo potrebbe ricorrere a un nuovo blocco del turn over. Non solo. Lavori in corso per il superamento nel 2016 del patto di stabilità interno in previsione del pareggio di bilancio. E sul fronte delle tasse sul mattone nuovo rinvio della local tax da realizzare soltanto con la riforma del catasto. Mentre il presidente dell’Anci, Piero Fassino, chiede a Renzi di istituire un tavolo di confronto su come tagliare le tasse sulla casa senza penalizzare Comuni e contribuneti.
Prosegue la marcia di avvicinamento della prossima legge di stabilità e con qualche ambizione in più per i tecnici e i consiglieri del presidente del Consiglio. Soprattutto se sarà confermata la tendenza emersa in questi giorni, ossia che nel 2015 la crescita sarà più alta dello 0,7% «lo 0,9% non è impossibile» per il commissario alla spending review Yoram Gutgel. La Nota di aggiornamento del quadro macroeconomico previsto nel Def esce la settimana prossima e contrariamente agli anni precedenti «per la prima volta faremo meglio delle previsioni iniziali» ha detto ieri il Commissario alla spesa. Che sul tema ha confermato senza indugi tutti gli obiettivi che si è prefissato il Governo da una spending da 10 miliardi al taglio delle tasse in tre anni fino a 50 miliardi di euro.
Intanto dai confronti tra i tecnici dell’Economia e quelli degli altri ministeri si allunga la lista dei possibili interventi da realizzare. Tra questi anche l’ipotesi, come detto, di un nuovo blocco del turn nover. Ipotesi, quest’ultima, valutata con tutte le condizionalità del caso. Anche perché ha dalla sua una forte coerenza non solo con l’obiettivo di tenere sotto controllo i tendenziali di spesa ma, anche, di sostenere l’attuazione della riforma Madia, che prevede un riordino delle amministrazioni centrali e periferiche che prevede tagli di unità territoriali, mobilità del personale e passaggio alla definizione dei nuovi fabbisogni delle amministrazioni abbandonando per sempre le vecchie dotazioni organiche. Attualmente il turn over per le amministrazioni centrali le agenzie e gli enti pubblici non economici prevede la possibilità di assumere solo fino al 40% dei contingenti cessati l’anno scorso. Interventire con un nuovo congelamento di quel decalage (al netto della mobilità in corso del personale delle provincie) produrrebbe una riduzione del personale nel triennio a venire capace, almeno in parte di compensare l’onere dei rinnovi contrattuali, che potrebbero essere effettuati proponendo aumento scalettati a crescere sempre nel triannio.
Tecnici al lavoro anche su una altro tema caro ai Comuni, ovvero il superamento del patto di stabilità interno. Al Tesoro si stanno analizzando gli indebitamenti degli 8mila comuni per dire addio a quei vincoli di bilancio giudicati troppo stretti per molti sindaci che spesso non hanno potuto utilizzare risorse disponibili. Un obiettivo che, se centrato, andrebbe incontro alle richieste dell’Anci che proprio ieri ha sottolineato come a fronte della volontà di dare nuovo impulso alla crescita «il 2016 dovrà essere anche l’anno del definitivo superamento del Patto di stabilità, aprendo immediatamente un confronto tecnico con l’obiettivo primario di sbloccare risorse ingenti spendibili per investimenti, oggi invece congelate dai vincoli del Patto». 
Per le tasse sulla casa il Governo è sempre più intenzionato a rinunciare all’introduzione della local tax, rinviandola alla riforma del catasto rimasta al momento lettera morta. E dopo aver detto a no a possibili partite di giro sulle tasse che gravano sugli immobili proprio con la local tax, il segretario di Scelta civica, Enrico Zanetti, mette sul tavolo del dibattito sull’addio a Tasi e Imu sull’abitazione principale il ritorno a un’imposta unica sugli immobili, appunto l’Imu, «con aliquota esattamente pari alla somma delle due attuali , Tasi e Imu». 
In vista dell’avvio del nuovo regime, secondo l’Anci sono però necessarie «scelte di base» soprattutto «per elaborare il nuovo assetto e per procedere rapidamente nella condivisione dei singoli aspetti di merito». Fassino nella missiva inviata ieri a Renzi ne elenca alcune: «condivisione del totale da compensare integralmente, che a una prima stima appare non inferiore a 5 miliardi; necessità di contenere il rischio di una eccessiva pressione fiscale sugli altri immobili ed in particolare quelli produttivi; assicurare un sistema di compensazione e riequilibrio fra i Comuni che superi i meccanismo di trattenute del gettito; semplificare il rapporto con il contribuente».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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