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P.a., i tagli in tempi strettissimi

Spending review, tempi strettissimi per la riduzione degli organici dello stato. E una direttiva per evitare nuovi casi di sperpero di denaro pubblico, stile Lazio.
Ieri il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha ufficializzato a ministeri, agenzie ed enti pubblici, fuori dal parametro d’azione restano le regioni e le autonomie locali, i tempi e le modalità per rilevare il personale, classificarlo, rivedere i relativi servizi e realizzare così i tagli previsti dal decreto legge n. 95/2012, ovvero la prima Spending review del governo Monti: – 20% di dirigenti, -10% di impiegati.
Per completare la rilevazione, e inviare i moduli a Palazzo Vidoni, i ministeri hanno tempo fino al 4 ottobre.
Per agenzie ed enti pubblici, i tempi scadono addirittura venerdì.
Ma non è finita: perché, su sollecitazione dei sindacati, Patroni Griffi si è impegnato a emanare a breve una direttiva sulla trasparenza: nuovi criteri sulla compilazione dei bilanci di tutti i soggetti pubblici e sulla gestione dell’organizzazione del personale, che consentano di scoprire le magagne su finanziamenti ad personam e su assunzioni di favore.
La mala gestione, insomma, che le inchieste giudiziarie stanno portando alla luce in questi mesi, dal caso Penati in Lombardia al caso Fiorito nel Lazio.
Già, perché è vero che i bilanci sono pubblici, è il ragionamento, ma sono scritti in maniera tale da rendere difficile il controllo anche da parte dell’occhiuta Corte dei conti.
Sul fronte degli impegni assunti ieri dal ministro verso i sindacati, nel corso di un vertice sul pubblico impiego, a breve dovrebbe essere dato mandato all’Aran di rivedere al tavolo negoziale la materia delle relazioni sindacali e di disciplinare l’armonizzazione tra pubblico e privato, dopo la riforma Fornero, in materia di contratti a tempo determinato.
Confermano lo sciopero Cgil, Uil e Confsal, mentre le Cisl prosegue nella linea del dialogo.Spending review ed eccezioni.
L’Inps è l’ente pubblico a livello centrale nel quale il taglio agli organici mieterà più vittime: secondo dati ancora non ufficiali, sarebbero 4.200 gli esuberi dell’istituto di previdenza, altri 1.300 all’Inail.
Ci sono però amministrazioni che hanno vacanze di organico: il caso del ministero dell’istruzione, dove si registrano oltre 1.200 vacanze, ma anche del ministero dell’economia, dove mancano all’appello 570 dipendenti.
Complessivamente il taglio sulle amministrazioni ministeriali, secondo una stima ufficiosa, dovrebbe produrre un esubero di 1.800 unità.
Il ministero ha predisposto i modelli in cui schedare il personale in servizio.
Obiettivo: fare le riduzioni previste dalla legge entro fine ottobre.
A farlo, in base alle proposte delle singole amministrazioni, sarà la Funzione pubblica, con un dpcm, che dovrà indicare anche le compensazioni tra chi ha più esuberi e chi ha vacanze di organico.
Le riduzioni dei posti dirigenziali del 20% dovrà essere fatta sia per i livelli generali che di seconda fascia.
Le riduzioni, si legge nella direttiva n. 10/2012, rappresentano però «il valore minimo che viene richiesto alla platea dei destinatari, sarebbe apprezzabile l’eventuale sforzo da parte delle amministrazioni di operare, al di là di eventuali compensazioni da applicare nella prevista sede, riduzioni maggiori che siano il risultato di un effettivo ridisegno dell’organizzazione operato in relazione a un fabbisogno essenziale».
Sono esclusi dai tagli scuola e università, ma anche il comparto sicurezza, e poi ministero dell’economia, agenzie fiscali e Presidenza del consiglio dei ministri che hanno già operato i tagli previsti.
Tempi più lunghi invece per gli Interni e gli Esteri.
Insomma, il campo di azioni si è notevolmente ridotto.
Per Palazzo Chigi resta in vigore la tagliola decisa con il dl 95 su tutti gli incarichi dirigenziali assegnati al personale esterno, privati o di altra amministrazione, che decadranno allo scoccare del primo novembre ope legis.
Nuove direttive.
Per superare le contrarietà dei sindacati, il ministro si è impegnato a un esame congiunto per gestire la spending review sulle compensazioni e sulla mobilità del personale che andrà in esubero verso altri comparti, ma anche sulla formazione necessaria e essere ricollocati.
Annunciati anche due atti di indirizzo all’Aran per altrettanti contratti quadro: uno sulla flessibilità in entrata, ovvero sull’armonizzazione del pubblico impiego con la riforma Fornero sulla durata dei contratti a tempo determinato.
Già oggi, molte amministrazioni non riescono a rinnovare i contratti che sforano i 36 mesi e, con il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato, si tratta di risorse imperdibili.
«Non ci saranno miracoli sul precariato», puntualizza però il ministro mettendo le mani avanti contro eventuali richieste di stabilizzazioni, «non possiamo permettercelo».
Un altro atto di indirizzo riguarderà le relazioni sindacali nel pubblico impiego, da riformare in anticipo rispetto al prossimo rinnovo del contratto.
Che, con i chiari di luna che ci sono, rischia di non esserci prima di un triennio.
Contro la corruzione nel pubblico impiego, è stata sollecitata una direttiva che renda effettivamente chiari bilanci e organizzazione.Scioperi e attese.
«Lo sciopero è assolutamente confermato», afferma Marco Paolo Nigi, segretario Snals-Confsal.
E spiega Michele Gentile, responsabile settori pubblici della Cgil: «Le proposte presentate dal ministro non toccano nessuna delle ragioni dello sciopero, non si interviene riorganizzando ma tagliando le dotazioni organiche.
Al di là delle soluzioni, si tagliano i posti disponibili».
Per Alberto Civica, Uil università, si tratta dell’unico modo «per mostrare il nostro dissenso».
Contraria allo sciopero la Cisl.
«Abbiamo chiesto che il ministro assumesse degli impegni concreti nei confronti dei lavoratori e del sindacato», spiega il segretario generale della Cisl Fp, Giovanni Faverin, «la risposta è stata positiva».

Fonte: Italia Oggi

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