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P.a: giù gli stipendi ma in decennio pre-blocco +40%

Le retribuzioni pro-capite di fatto nel pubblico impiego sono scese di circa l’1% da quando è iniziato il blocco contrattuale, ma se tra il 2010 e il 2014 la dinamica cumulata è stata «negativa», nei «dieci anni precedenti si è registrato un incremento attorno al 40%». Così spiega l’Aran nel suo ultimo rapporto.

«Queste risultanze chiariscono l’entità della cesura che ha contraddistinto la politica retributiva del pubblico impiego nel nostro Paese e testimoniano l’importanza che essa ha avuto nell’arginare gli effetti della crisi finanziaria avviatasi alla fine del decennio scorso», spiega l’Agenzia per la rappresentanza nazionale delle pubbliche amministrazioni. «L’ampiezza e la persistenza della cesura degli ultimi quattro anni si pone in forte discontinuità con le politiche di contenimento, pure messe in atto nel decennio precedente» continua l’Aran. «Questo complesso di eventi sembra indicare che, al sopraggiungere della lunga crisi, è stato necessario “spegnere il sistema contrattuale”, per il timore che lo stesso non possedesse, al suo interno, gli elementi di freno atti a fronteggiare la fase negativa del ciclo economico» sottolinea l’Agenzia nel suo ultimo rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti.

«La dinamica estremamente sostenuta registrata nel decennio precedente – aggiunge l’Agenzia- per molti versi non correlata a visibili e percepibili aumenti della produttività e della qualità dei servizi pubblici, ha certamente contribuito ad alimentare questo giudizio implicito di sfiducia sulla capacità del meccanismo contrattuale di garantire una gestione ordinata delle politiche retributive». Per l’Aran le dinamiche osservate «sembrano evidenziare un trade-off tra l’esigenza di una dinamica complessiva dei salari pubblici compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica e di politica economica (da un lato) e l’esigenza di valorizzare, anche nel pubblico, il secondo livello negoziale, destinandovi risorse correlate, in qualche modo, alla produttività ed ai risultati in sede locale (dall’altro)».

Fonte: il Sole 24 Ore

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