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Operazione pulizia

I piani di prevenzione della corruzione dovranno essere adottati anche da regioni ed enti locali.
Con la possibilità che, per questi ultimi, la mancata adozione comporti l’avvio di un procedimento di commissariamento ad acta, al pari della mancata adozione di altri atti fondamentali quali il bilancio.
Sarà il segretario dell’ente locale inoltre a dover svolgere la funzione di dirigente responsabile della prevenzione della corruzione.
Occorrerà rivedere pertanto anche le norme che regolano la sua nomina, oggi del tutto fiduciaria.
È quanto si ricava dalla lettura della prima individuazione dei settori di indagine sul fenomeno della lotta alla corruzione, redatta dalla Commissione di studio su trasparenza e corruzione nella pubblica amministrazione, presieduta da Roberto Garofoli.
Particolare attenzione è stata dedicata all’allargamento ad altri settori della p.a.
delle misure contenute nel ddl anticorruzione e alle sinergie tra le prefetture e il segretario comunale o provinciale.Il Piano di prevenzione.
Innanzitutto, la Commissione ha proposto di emendare al predetto ddl che le amministrazioni centrali trasmettano alla Funzione pubblica un apposito Piano di prevenzione della corruzione che sia predisposto da un dirigente appositamente nominato quale «responsabile».
È ovvio che un progetto non può restare solo incardinato a livello di p.a.
centrale.
Ecco, pertanto, la proposta di «allargare» le disposizioni in materia di anticorruzione anche alle amministrazioni indicate all’art.
1, comma del Testo unico sul pubblico impiego.
Se, da un lato, a vigilare sulle p.a.
centrali (agenzie ed enti pubblici inclusi) sorgerà infatti l’Autorità nazionale anticorruzione, ci si pone il problema di come coordinare tali compiti per la «galassia» del sistema amministrativo pubblico.
In particolare per regioni, province, comuni e le loro forme associative.Regioni.
Per quanto riguarda le regioni, la Commissione ha proposto che il ddl preveda obbligatoriamente l’adozione del Piano anticorruzione rinviando in sede di intesa con le stesse regioni all’individuazione del dirigente responsabile con compiti ben precisi e con uno status di maggiore indipendenza.Enti locali.
Sul fronte enti locali invece la Commissione individua nel prefetto la figura da valorizzare per dare piena efficacia al Piano.
Il prefetto potrà supportare le amministrazioni locali al momento di redigere il Piano anticorruzione ma anche di monitorarne la reale approvazione.
A tal fine, si legge nel testo in esame, in considerazione dell’importanza che il Piano assume nella vita politico-amministrativa dell’ente, valuti il legislatore di inserire una norma ad hoc che preveda, in caso di mancata adozione del Piano, l’avvio di un procedimento di nomina di commissario ad acta, così come oggi si prevede nel Tuel, per esempio nel caso di mancata approvazione del bilancio o del rendiconto di gestione.Il segretario dell’ente.
Per le province e i comuni si pone il problema di chi possa svolgere la figura del dirigente responsabile della prevenzione della corruzione con i compiti di redigere il Piano della prevenzione.
Il documento redatto ieri individua tale figura in quella del segretario dell’ente, in quanto «è sempre stato strumento di garanzia della legalità e dell’imparzialità nelle amministrazioni locali».
Questi nuovi compiti comporteranno, anche con norme ad hoc nel testo del ddl, di apporre delle modifiche allo status di segretario, così da garantirne una sua maggiore indipendenza dall’organo politico.
Quindi, per la Commissione, si dovrebbe tornare all’antico, rivedendo le procedure di nomina dei segretari «al fine di ridurne l’attuale tasso di fiduciarietà».
La Commissione propone che sia il Viminale a proporre al sindaco una rosa di nomi, selezionati sulla base di una domanda da parte degli interessati e in possesso di specifici requisiti.
Da questa rosa, il primo cittadino poi nominerà «il prescelto».

Fonte: Italia Oggi

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