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Novità in materia di termini e competenza nel procedimento disciplinare dopo il D.Lgs. 75/2017, c.d. Riforma Madia

Approfondimento di R. Squeglia

procedimento disciplinare sanzioni

L’art. 13 del D. Lgs. n. 75 del 25 maggio 2017, recante rilevanti disposizioni di riforma del D. Lgs. n. 165/2001, si occupa, in particolare, di riscrivere l’impianto fondamentale del procedimento disciplinare alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, già contenuto nell’art. 55 bis della precedente stesura, come a sua volta introdotto dal D. Lgs. n. 150/2009.

In particolare, le norme che saranno in vigore dal 22 giugno 2017, alle quali in questa sede si farà particolare riferimento, con le disposizioni introdotte dal primo comma dell’art. 13, lettere da a) a d), hanno come obiettivo quello di realizzare la – da più parti – auspicata riunificazione, in un unica sequenza procedimentale, di tutte le attività connesse all’applicazione delle sanzioni disciplinari dalla censura (rimprovero scritto) al licenziamento senza preavviso.
In sostanza, le novità sono due, entrambe di notevole rilievo.
In primo luogo, l’asticella di separazione tra il limite di esercizio del potere disciplinare del singolo responsabile della struttura ove opera il dipendente incolpato e quello dell’Ufficio Procedimenti Disciplinari viene nuovamente “alzata” ed a tutto vantaggio del secondo, atteso che solo i procedimenti disciplinari che esitano al massimo nel rimprovero verbale restano nella competenza del primo, rientrando quindi nella competenza dell’UPD tutti i procedimento disciplinari definibili con sanzioni di maggior rilievo.
Non sfuggirà che siffatta determinazione amplia il potere dell’UPD addirittura oltre quelli che erano i limiti introdotti dalla prima disciplina post 1993 (d. lgs. n. 29/93 e CCNL della prima tornata del 1994/95 e successive) che invece lasciavano il rimprovero scritto (censura) alla competenza decisionale del responsabile della struttura ove il dipendente incolpato è incardinato.

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