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No alla spending review all’italiana

Il governo Monti, al suo insediamento, aveva preannunciato una revisione organica dei flussi di spesa pubblica. Ne doveva raccordare la riduzione, così aveva assicurato, con la riorganizzazione delle attività, finalizzando il tutto a una maggiore efficienza dei servizi e all’eliminazione degli sprechi.

Sulla base di questo annuncio, la Confsal aveva rilanciato, aggiornandola, la propria proposta politico-sindacale sulla spending review, che risultava dunque articolata nei seguenti punti:

– organicità dell’intervento e abbandono della pratica inefficace dei tagli lineari;

– obbligo di diminuire gli sprechi delle p.a. causati dall’invadenza della politica negli atti amministrativi, al fine di evitare maggiori tassazioni e ulteriori aumenti della pressione fiscale;

– destinazione prioritaria delle risorse derivanti verso obiettivi di efficienza delle p.a. e, in subordine, a sostegno dello sviluppo economico e occupazionale;

– miglioramento del rapporto costo-qualità dei servizi pubblici;

– corretta gestione delle risorse umane e professionali nei processi di riorganizzazione, attraverso le leve del merito, della premialità, della formazione e della mobilità professionale.

La proposta della Confsal sulla gestione delle risorse umane si fonda su un dato inconfutabile: in Italia, l’occupazione pubblica rapportata alla forza lavoro non risulta particolarmente elevata. Dai dati Ocse del 2011 risulta che la media dei 32 paesi aderenti all’organizzazione è del 15%, con pochissime eccezioni, mentre il dato italiano si attesta al 14,3%, prevalentemente al di sotto di quello dei paesi europei. A questa situazione si è giunti attraverso i reiterati blocchi del turnover e delle assunzioni che, insieme con l’ampliamento del numero dei contratti a tempo determinato, hanno reso il pubblico impiego italiano “vecchio e in gran parte precario”. Se questa è la situazione, l’interesse del legislatore (per quanto riguarda la materia riserva di legge) e delle parti sociali impegnate nelle relazioni industriali (per quanto riguarda la materia negoziale) dovrebbe orientarsi, a nostro giudizio, sulla correzione della eventuale distribuzione sbilanciata del personale pubblico, a sua volta causata in gran parte dall’andamento dei pensionamenti – disancorato dalle logiche funzionali e organizzative – e dal blocco del turnover. Se a questo si aggiunge che non sempre il trasferimento delle funzioni è stato accompagnato da una redistribuzione del personale, si conclude che la cosa più urgente è razionalizzare alcuni uffici territoriali delle amministrazioni statali, oltre ad alcune istituzioni e i relativi uffici regionali e locali. Per fare una vera razionalizzazione delle pubbliche amministrazioni, che non necessariamente deve significare riduzione, e per ridisegnare i servizi pubblici occorre ripartire dalla definizione delle funzioni in un’ottica di responsabilità centrale e territoriale, eliminando ogni sovrapposizione di competenze. A questo fine diventa indispensabile analizzare i caratteri della spesa e la sua evoluzione, a volte anomala; si deve intervenire con innovazioni organizzative e tecnologiche, soprattutto implementando la digitalizzazione del sistema pubblico, e si deve operare la scelta strategica dei campi di intervento puntando su semplificazione e trasparenza.

Fino a qualche giorno fa sembrava che il governo Monti si stesse muovendo nella direzione indicata e auspicata dalla Confsal. Ma così non è stato. Nell’ultimo mese di governo la spending review ha smarrito la caratteristica originale di operazione programmatica e d’intervento organico, scadendo a una semplice riduzione di personale e di spesa con “ciechi” tagli lineari. Venerdì 15 giugno il governo, con il varo di un decreto legge e di un decreto del presidente del Consiglio, ha aperto la prima fase della spending review rivelando che non sa fare di più che confermare il vecchio e inefficace metodo dei tagli lineari agli organici, mortificare ancora una volta i lavoratori del settore pubblico e ridurre l’offerta dei servizi. Nella previsione del decreto legge, tra l’altro, c’è la soppressione di alcune agenzie – quella dei Monopoli e quella del Territorio – con la cancellazione di importanti e autonome funzioni e la grave penalizzazione di un personale che ha sempre avuto meriti professionali universalmente riconosciuti. La Confsal, convinta che si tratti un danno per tutto il paese, proporrà, durante l’iter parlamentare, l’eliminazione di questa previsione di legge.

Se il preannunziato decreto Bondi, con i tagli ai budget dei ministeri e con gli interventi sul pubblico impiego per 5 miliardi di euro per il 2012 e per 16 miliardi di euro per il 2013, non si discosterà per logica politica, metodo, contenuti e struttura normativa dai decreti di venerdì 15 giugno, il governo Monti dimostrerà ancora una volta di sapere operare solo “unilateralmente” e con grave danno dei lavoratori, dei pensionandi e dei contribuenti onesti. Nel caso specifico del pubblico impiego, il governo, dopo aver sottoscritto l’intesa di Palazzo Vidoni del 10 maggio scorso fra stato, regioni, autonomie locali e parti sociali rappresentative, si è avviato a disattendere clamorosamente i termini dell’accordo. L’esecutivo Monti non può sostenere la crescita, e in funzione di essa la realizzazione di efficienti pubbliche amministrazioni, se poi, in concreto, non perde occasione per mortificare il lavoro sia in qualità di governo della Repubblica che, in questo caso, di datore di lavoro.

Per un governo illuminato la promozione del lavoro dovrebbe essere centrale, e non solo per la crescita ma anche, in un’economica dinamica, per il conseguimento degli obiettivi dell’avanzo primario e del pareggio di bilancio. Ma è ormai evidente che tutto questo non appartiene alla cultura politica del governo Monti. La Confsal, che ha valutato in piena autonomia i provvedimenti e le proposte legislative del governo, ha rilevato un’iniquità costante e numerose e gravi penalizzazioni nei confronti dei lavoratori e dei pensionandi, inclusi gli esodati. Per questo ha proclamato la mobilitazione generale di tutti i suoi iscritti e simpatizzanti

Fonte: Italia Oggi

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