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Monti strizza l’occhio alla Cgil

Si riaprono le porte per la stabilizzazione dei precari storici. A regime, in tutte le selezioni che saranno indette dal 2013, il 40% dei posti a concorso sarà riservato a chi ha avuto un contratto almeno per tre anni di seguito presso la stessa amministrazione. Ma si potranno anche fare selezioni riservate, per titoli ed esami. A prevederlo è un articolato che ieri il ministro della funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha illustrato al consiglio dei ministri. Sarà presentato, probabilmente la prossima settimana, come emendamento al disegno di legge di Stabilità nell’ambito di una norma più ampia che proroga fino al 31 luglio prossimo tutti i contratti a tempo determinato in scadenza a dicembre 2012 e che, causa i divieti della riforma del lavoSusanna Camusso ro di Elsa Fornero, non potevano essere rinnovati. Vessillo della Cgil capeggiata da Susanna Camusso, la stabilizzazione è caldeggiata da tutti i sindacati per risolvere l’emergenza del precariato pubblico: sarebbero tra i 100 mila i 115 mila i contrattisti in scadenza che il prossimo anno, tra i tagli di spesa della Spending review e i divieti della riforma Fornero, rischiano di andare a casa. La proroga di sei mesi dei contratti diventa così una norma ponte verso l’assunzione dei precari con il meccanismo della riserva di posti. L’ultima stabilizzazione è quella fatta dal governo Prodi, anche se lo stesso Renato Brunetta, da ministro della funzione pubblica del governo Berlusconi, aveva previsto per il triennio 2009-2012 una reclutamento speciale per i precari attraverso la strada delle quote riservate. Ora Patroni Griffi porta tutto a sistema, con l’obiettivo, nel rispetto dell’articolo 97 della Costituzione, di «favorire una graduale riduzione del fenomeno del precariato nel settore pubblico e una valorizzazione della professionalità acquista dai lavoratori interessati», si legge in una bozza di relazione tecnica. A questo scopo, nel limite del 50% delle risorse finanziarie disponibili, ogni amministrazione potrà bandire concorsi per assumere a tempo indeterminato. E che fine fanno però le graduatorie dei vecchi concorsi? Visto il blocco delle assunzioni, che ha impedito di autorizzare ad assumere i vincitori, le graduatorie saranno tutte prorogate di un anno. Il che significa che sui posti disponibili prima si dovranno utilizzare le graduatorie dei concorsi già fatti e solo dopo, rispettando i tetti di spesa e i vincoli previsti dalle leggi di spending review, se ne potranno bandire altri. Insomma, anche se la norma di stabilizzazione c’è, se mancheranno le condizioni finanziarie non ci sarà l’ombra di una selezione ancora per qualche anno. Ecco perché il governo punta a prorogare, per ora fino al 31 luglio prossimo, tutti i precari in scadenza, di fatto annullando il divieto di reiterare i rapporti di lavoro, dopo 36 mesi di durata, inferto dalla riforma Fornero. La bozza di emendamento prevede che la proroga debba essere decisa con accordo decentrato tra amministrazioni e sindacati, in attesa di un’intesa quadro tra Aran e organizzazioni sindacali che dica come declinare i paletti e i vicoli della riforma del lavoro. Dossier caro questo alla Cisl di Raffaele Bonanni, che punta a definire per via contrattuale regole ad hoc sul pubblico impiego. Per l’intesa ci sono 6 mesi di tempo, anche se Patroni Griffi punta a chiudere prima della fine della legislatura. Per l’avvio della stabilizzazione è previsto un decreto attuativo entro fine gennaio. All’imminente campagna elettorale nessuno dovrà incolpare il governo Monti di non aver fatto proprio niente per evitare licenziamenti nello stato.

Fonte: Italia Oggi

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