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Monti allunga la vita ai precari

Sarà probabilmente l’ultimo atto del governo Monti sul fronte incandescente dei precari dello stato.
Niente stabilizzazione, come qualcuno è anche arrivato a chiedere, o almeno no nell’immediato, ma una proroga ope legis di tutti i contratti che scadono nel 2012 che, con le nuove regole della riforma del lavoro di Elsa Fornero, non possono essere rinnovati.
Un vero boomerang sociale, visto che a rischio ci sarebbero tra i 100 mila e i 115 mila lavoratori, quanti hanno superato il limite dei 36 mesi di durata complessiva dei contratti con amministrazioni statali, regioni, sanità, enti.
L’intenzione del governo di agire per via legislativa, con un emendamento al disegno di legge di Stabilità, (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi del 22 novembre) è emersa ieri nel corso di un incontro tecnico tra il capo dipartimento della Funzione pubblica, Antonio Naddeo, e i sindacati.
Il ministero guidato da Filippo Patroni Griffi invierà a giorni all’Aran una direttiva per concordare con le sigle sindacali le modalità dei rinnovi nel pubblico impiego, facoltà prevista dalla legge Fornero.
Ma non ci sarebbero più i tempi per disinnescare la mina dei contratti che scadono a dicembre.
Che siano tutti i 100-115 mila flessibili censiti dalla Ragioneria generale è ancora presto per dirlo, dicono dalla Funzione pubblica, ma la proroga una volta legge copre tutti.
Secondo una bozza di articolato, che sarà discussa al consiglio dei ministri di domani, la deroga sarà al massimo fino a luglio e saranno comunque le amministrazioni a decidere se avvalersene.
Stando ai dati 2011, nel solo stato sarebbero 14 mila i precari a rischio, 35 mila presso il servizio sanitario nazionale, 52 mila presso le regioni ordinarie e 12.760 in quelle speciali.
Caso unico, quest’ultimo, in cui il numero dei precari negli ultimi 4 anni è cresciuto: nel 2007 erano 11.548.
Dal conto dei prorogabili sono esclusi i 135 mila supplenti della scuola, erano 235 mila nel 2007.L’emendamento del governo dovrebbe prevedere anche una quota di posti, del 40%, da riservare nei futuri concorsi a chi ha 36 mesi di servizio: una corsia preferenziale per il reclutamento, quando si farà.
Paolo Tancredi, pdl, relatore al senato del ddl Stabilità, comincia però a mettere i primi paletti: «No a infornate senza limiti, bisogna intervenire prevedendo una proroga ma per chi ha i requisiti».
Il riferimento è a quanti non sono rientrati nelle precedenti stabilizzazioni, l’ultima decisa dal governo di Romano Prodi: «Alcuni soggetti, non per colpa loro, sono rimasti incastrati perché non hanno potuto esercitare i diritti per la stabilizzazione», spiega Tancredi a Palazzo Madama, «questa gente ora rischia di andare fuori dalla pa».
E che sia la stabilizzazione l’obiettivo finale anche della proroga lo fa capire chiaramente Michele Gentile, coordinatore dei settori del pubblico impiego della Cgil: «L’ipotesi di intervento legislativo è un primo passo positivo di un percorso che, per quanto ci riguarda, prevede la stabilità dei precari pubblici».
Ribadisce la necessità di arrivare quanto prima a un accordo quadro la Cisl-fp guidata da Giovanni Faverin: «Serve chiudere la fase transitoria e definire regole generali che possano essere declinate a livello territoriale, in modo da non ledere l’autonomia di regioni ed enti locali come invece succederebbe con una legge nazionale».
Se sono rose «valuteremo, aspettiamo intanto l’emendamento del governo», commenta Paolo Pirani, segretario confederale Uil.

Fonte: Italia Oggi

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