Questo articolo è stato letto 1 volte

Meno tasse alle imprese meno soldi ai dip. pubblici

Il primo governo di coalizione britannico dalla fine della seconda guerra mondiale continua a sorprendere positivamente i mercati.
L’ultima proposta di legge di bilancio, appena presentata in Parlamento dal ministro del Tesoro, George Osborne, prevede, tra gli altri, due interventi coraggiosi in questa fase della congiuntura economica.
La riduzione dal 26 al 22% delle imposta sugli utili delle società e il varo delle cosiddette gabbie salariali nel pubblico impiego con stipendi differenziati sulla base del costo della vita effettivo a livello di singole regioni.
Due interventi con i quali il governo guidato da David Cameron segnala chiaramente ai mercati e agli investitori la sua traiettoria di politica economica: meno tasse sulle imprese per non perdere investimenti internazionali e anzi attrarne di nuovi e proseguimento del processo di riduzione della spesa pubblica e del costo del pubblico impiego, congelato nel Novecento in schemi contrattuali e in piante organiche non più coerenti con i cambiamenti prodotti dalla innovazione tecnologica.
L’esecutivo londinese prosegue nella sua strategia di voler gestire in maniera non convenzionale la stagione della crisi e, soprattutto, di voler approfittare della peggiore recessione da quasi un secolo per riformare in profondità anche la pubblica amministrazione di Sua Maestà.
Con le due precedenti manovre economiche il governo Cameron aveva già soppresso diversi enti pubblici e deciso il taglio di ben 500 mila dipendenti dell’amministrazione statale, ora, introducendo la differenziazione salariale basata sul costo della vita locale, ottiene almeno due risultati aggiuntivi.
Innanzitutto, evita che salari pubblici eccessivamente elevati, perché basati su medie nazionali ampiamente superiori al costo della vita locale, spiazzino le imprese private del territorio impossibilitate ad assumere il miglior capitale umano perché meglio pagato dalla p.a.
Poi, dimostra che gli aggiustamenti sul costo di funzionamento della macchina pubblica sono permanenti nella modernità del Ventunesimo secolo.
Non esistono tabù o idealtipi intoccabili nella politica di bilancio contemporanea costretta a riportare il costo della macchina pubblica in linea con la fiscalità sostenibile con la globalizzazione.
Così, mentre in Italia si discute sterilmente se l’art.
18 valga o meno anche per il pubblico impiego, Cameron e i riformisti inglesi sono già andati oltre decidendo di pagare meno il dipendente statale di provincia che sconta costi di affitto o di trasporto minori di quelli di un dipendente di Londra.

Fonte: Italia Oggi

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>