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Maternità, tutela strutturale

Le misure a favore della maternità sono strutturali e non limitate all’anno 2015. In particolare, diverranno strutturali una volta che sarà licenziato in via definitiva il decreto di riforma degli ammortizzatori sociali, approvato dal consiglio dei ministri l’11 giugno e ora all’esame delle commissioni parlamentari. A precisarlo è il ministero del lavoro in un comunicato stampa di ieri, in cui spiega che è il decreto sugli ammortizzatori a prevedere la copertura permanente degli oneri finanziari per gli anni successivi al 2015. Il provvedimento, attuativo della delega Jobs act su «conciliazione dei tempi di vita e lavoro», sarà oggi in Gazzetta Ufficiale (dlgs n. 80 del 15 giugno) assieme al provvedimento di riforma delle tipologie contrattuali (dlgs n. 81 del 15 giugno).

Riforma maternità strutturale. Il provvedimento, si ricorda, contiene modifiche al dlgs n. 151/2001 (il cosiddetto T.u. maternità) che incentivano le tutele a favore dei lavoratori. Per quanto riguarda il congedo di maternità la principale modifica è l’introduzione per la lavoratrice del diritto a bloccare la decorrenza del congedo, in caso di ricovero del bambino in strutture pubbliche o private. Relativamente al congedo parentale la novità consiste nella dilatazione dei tempi di fruizione, vincolati all’età del figlio. Oggi il congedo spetta sia a mamma sia a papà, lavoratori dipendenti, per la durata di sei mesi ciascuno entro il limite di 10 mesi tra entrambi ovvero 11 mesi se il papà ne fruisce per almeno quattro mesi (al genitore single spetta per 10 mesi) e può essere richiesto durante i primi otto anni di vita del figlio. Con il comunicato stampa diffuso ieri il ministero precisa che le misure, previste soltanto per l’anno 2015 dal decreto legislativo di riforma, diverranno strutturali una volta approvato in via definitiva il decreto di riforma degli ammortizzatori sociali, già approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri l’11 giugno e attualmente all’esame delle competenti commissioni parlamentari. Questo decreto prevede, infatti, all’art. 42 comma 2, la copertura permanente dei relativi oneri, così quantificati: 123 mln di euro per l’anno 2016; 125 mln di euro per l’anno 2017; 128 mln di euro per l’anno 2018; 130 mln di euro per l’anno 2019; 133 mln di euro per l’anno 2020; 136 mln di euro per l’anno 2021; 138 mln di euro per l’anno 2022; 141 mln di euro per l’anno 2023; 144 mln di euro a decorrere dall’anno 2024. Appena la riforma degli ammortizzatori sociali sarà entrata in vigore, quindi, le misure per la conciliazione saranno un elemento strutturale del welfare italiano.

Naspi a 24 mesi. Infine, il comunicato aggiunge che anche la Naspi fino a 24 mesi sarà strutturale, avendo il governo reperito le risorse per queste misure finalizzate a realizzare un mercato del lavoro più equo e inclusivo.

Fonte: Italia Oggi

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