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Mappatura dei dati e designazione di due responsabili

Sembra quasi un paradosso, ma la migliore organizzazione amministrativa sull’accesso civico sarà quella che non si vedrà rivolgere richieste. Il diritto di accesso previsto dalla legge 241 del 1990 nasce nel momento in cui l’interessato presenta l’istanza. L’accesso civico, invece, fa riferimento a obblighi di pubblicazione gravanti sull’amministrazione che preesistono alla richiesta e che non sono stati rispettati. Esso è già un rimedio per una omissione antigiuridica, tanto è vero che quando accoglie una richiesta di accesso civico il responsabile della trasparenza invia anche una segnalazione disciplinare sul funzionario negligente. A ogni modo, per gestire le richieste di accesso civico le amministrazioni devono anzitutto compiere due passi organizzativi. Il primo riguarda l’individuazione del responsabile della trasparenza, al quale compete di ricevere e valutare le richieste di accesso. Il responsabile coincide di regola, secondo la legge 190/2012, con quello per la “prevenzione della corruzione”, ma le amministrazioni potrebbero anche scegliere di distinguere le due figure. Questo potrebbe essere utile in strutture di dimensioni notevoli, nelle quali gli obblighi di pubblicità implichino da soli un impegno significativo. L’altra misura organizzativa riguarda l’individuazione del super-dirigente munito del potere sostitutivo, che potrà decidere sulle richieste di accesso civico nel caso il responsabile della trasparenza tardi nella risposta. Qui gli adempimenti designazione, pubblicazione sul sito, ecc. si confondono con quelli che l’amministrazione dovrebbe comunque svolgere in base alla legge sul procedimento. L’istruzione e la decisione sulla richiesta devono avvenire nel tempo relativamente contenuto di trenta giorni. Ciò richiederà anzitutto una mappatura accurata delle informazioni pubblicate, per verificare se l’obbligo sia stato già soddisfatto. Quando tale verifica dovesse dare esito negativo, occorrerà disporre di un processo per estrarre le informazioni dalla loro fonte originaria, trasmetterle al richiedente e pubblicarle sul sito. Un’ultima notazione sulle segnalazioni disciplinari. Per poterle compiere il responsabile della trasparenza dovrà avere dinanzi a sé un quadro chiaro di chi faccia cosa e gli strumenti per rilevare il punto in cui il meccanismo si sia inceppato. Tutti temi che dovrebbero essere affrontati nel programma triennale della trasparenza.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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