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L’IRAP sui compensi ai dipendenti pubblici. Il caso dell’avvocatura

Approfondimento di V. Giannotti

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La problematica relativa al pagamento dei compensi dell’Avvocatura comunale e della correlazione, sul costo gravante sull’amministrazione, della componente fiscale IRAP, ha da diversi anni interessato la magistratura contabile, a fronte di indicazioni contrastanti, tanto che la Corte dei Conti a Sezioni Riunite con deliberazione n.33/2010 aveva modo di precisare quanto segue: “mentre sul piano dell’obbligazione giuridica, rimane chiarito che l’Irap grava sull’amministrazione, su un piano strettamente contabile, tenuto conto delle modalità di copertura di “tutti gli oneri”, l’amministrazione non potrà che quantificare le disponibilità destinabili ad avvocati e professionisti, accantonando le risorse necessarie a fronteggiare l’onere Irap, come avviene anche per il pagamento delle altre retribuzioni del personale pubblico. Pertanto, le disposizioni sulla provvista e la copertura degli oneri di personale (tra cui l’Irap) si riflette, in sostanza, sulle disponibilità dei fondi per la progettazione e per l’avvocatura interna ripartibili nei confronti dei dipendenti aventi titolo, da calcolare al netto delle risorse necessarie alla copertura dell’onere Irap gravante sull’amministrazione”. A ciò si aggiungono le disposizioni di cui all’art. 1 comma 192 della Finanziaria 2006 secondo cui: “a decorrere dal 1º gennaio 2006, al fine di uniformare i criteri di costituzione dei fondi, le eventuali risorse aggiuntive ad essi destinate devono coprire tutti gli oneri accessori, ivi compresi quelli a carico delle amministrazioni”.
Sulla base delle sopra indicate indicazioni della magistratura contabile e legislativa, parte della magistratura contabile e lo stesso MEF pervenivano alla conclusione di rendere l’IRAP immediatamente indisponibile, accantonandola nei conti dell’ente, con successiva distribuzione delle risorse agli avvocati al netto di tale componente fiscale.

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