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Licenziamenti disciplinari, l’accordo è più vicino

Si profila un accordo sindacale articolato sul documento presentato ieri dal ministro della Pa e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, per la traduzione in norme valide per il pubblico impiego dei «principi e criteri generali» contenuti nel Ddl di riforma del mercato del lavoro. Dopo diverse ore di confronto a palazzo Vidoni (la riunione è proseguita in notturna) le parti avrebbero trovato un’intesa sostanziale sull’ipotesi di un maggior coinvolgimento delle organizzazioni sindacali nella gestione dei processi di mobilità del personale dichiarato in eccedenza. Intesa anche sugli interventi normativi ipotizzati per rafforzare i poteri e le responsabilità della dirigenza, cui verrebbe garantita una maggiore autonomia rispetto all’organo di indirizzo politico, e sulla riorganizzazione del sistema delle scuole pubbliche di formazione, sia centrali che locali, per assicurare una più omogenea formazione del personale pubblico. Il confronto è giunto a una sostanziale intesa pure sul «nodo» dei licenziamenti disciplinari. La proposta del ministro (anticipata dal Sole 24 Ore il 26 aprile) punta a un riordino della disciplina dei licenziamenti per giustificati motivi soggettivi mediante una tipizzazione delle ipotesi legali e l’attribuzione alla contrattazione collettiva nazionale della possibilità di prevedere fattispecie ulteriori «tenuto conto della specificità delle diverse professionalità». Su questo aspetto, per la cui ri-regolazione il ministro intende chiedere una delega, la proposta fatta alle parti si completa con un rafforzamento dei profili dei «doveri disciplinari dei dipendenti» in attuazione dei «principi di fedeltà e diligenza», con la previsione di garantire comunque il reintegro in caso di licenziamento giudicato illegittimo dal giudice. Il testo presentato da Patroni Griffi prevede poi una serie di interventi normativi che verranno raccolti in un disegno di legge che parte da un rinnovamento del modello di relazioni sindacali da estendere anche a Regioni, Province e Comuni per arrivare a una razionalizzazione dei meccanismi di misurazione e valutazione delle performance introdotti dalla riforma Brunetta e che hanno incontrato difficoltà applicative dopo il blocco dei contratti. Sul fronte dei contratti, altro tema su cui il confronto è aperto, il documento di Patroni Griffi acquisisce anche per la Pa il rilievo prioritario dato al lavoro subordinato a tempo indeterminato «per far fronte al fabbisogno ordinario di personale». Sui contratti flessibili si punta al contrasto degli abusi sia con l’esclusione del loro utilizzo in alcune amministrazioni sia con una maggiore responsabilità di scelta affidata ai dirigenti. Novità sono in arrivo anche sui concorsi: l’idea è di valorizzare nelle prove di selezione l’esperienza professionale acquisita dai candidati con rapporto di lavoro flessibile. All’incontro di ieri, oltre alle organizzazioni sindacali erano presenti per la prima volta anche esponenti degli enti locali e le Regioni, in particolare, prima del via libera finale al testo dovranno fare un passaggio in Conferenza unificata.

Fonte: IL SOLE 24ORE

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