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Legge di stabilità, continua la stretta sugli statali

A prima vista sembra un intervento soft ma non lo è. Con la legge di stabilità 2013 arriva la conferma del blocco del rinnovo dei contratti, un blocco partito nel 2011 con il decreto 78/2010, cui si aggiunge la conferma della cancellazione della vacanza contrattuale insieme con la proroga, sempre a tutto il 2014, dei tagli del 5 e 10% delle quote di stipendio superiori a 90 e 150mila euro (misura quest’ultima su cui pendono ricorsi alla Corte costituzionale).

La stretta sugli statali, insomma, continua. E mentre per il settore privato si va profilando una possibile intesa sulla produttività sostenuta dalla detassazione selettiva sui premi (cosa mai vista nel pubblico impiego) al ministero della Funzione pubblica e della Semplificazione si compulsano i dati delle amministrazioni sugli organici da tagliare.

Per chi avesse ancora qualche dubbio che il piano resterà inclinato per anni, se si lavora in un’amministrazione centrale o periferica, basta ricordare l’ultima novità che si aggiunge con questo giro di budget: il dimezzamento della retribuzione nei giorni di permesso per l’assistenza a parenti disabili che non siano coniugi o figli riconosciuto con la legge 104/1992.

L’indirizzo è chiaro: si deve continuare a ridurre il più possibile un aggregato di spesa che viaggia attorno ai 170 miliardi l’anno (quasi l’11% del Pil) e che entro il 2015 dovrebbe scendere a 165-166 miliardi (9,9% del Pil).

E si deve ridurre pure il personale, che tra il 2008 e il 2014 è destinato a ridursi di circa 300mila unità (-8%) per il semplice blocco parziale del turn-over. Con tutte le conseguenze del caso per chi, magari giovane e motivato, aveva scelto proprio in questi anni di partecipare a un concorso e vincerlo per lavorare nel pubblico, dove le carriere sono bloccate, il premio al merito resta un’utopia e gli sprechi (purtroppo) restano ancora troppi.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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