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L’amministrazione prova la mobilità

Taglio delle dotazioni organiche di dirigenti e funzionari (rispettivamente del 20 e del 10%), prepensionamenti e ricorso senza precedenti per dimensioni e portata della mobilità collettiva, anche con possibilità di trasferimenti intercompartimentali del personale in soprannumero. E ancora, blocco della contrattazione fino alla fine del 2014 e dei concorsi per dirigenti con il rilancio delle valutazioni di performance individuali e organizzative in vista dell’assegnazione del trattamento accessorio di stipendio con una nuova selettività premiale per il 10% più efficiente. Con il via libera definitivo dell’assemblea di Montecitorio si entra nel vivo dell’applicazione al pubblico impiego del primo ciclo di spending review. L’appuntamento con i sindacati, che avranno un ruolo consultivo nella gestione dei processi di mobilità per la definizione della posizione contrattuale dei singoli dipendenti (resta invece la semplice comunicazione sulle scelte organizzative di uffici e apparati), è già fissato per i primi di settembre. I tempi sono stretti. Due mesi al massimo perché le amministrazioni centrali dello Stato e gli enti territoriali varino il taglio delle piante organiche sotto il monitoraggio del Dipartimento Funzione pubblica, poi verranno approntati i decreti del Presidente del consiglio che renderanno esecutivi i provvedimenti entro il 31 ottobre. Qualche mese in più sarà lasciato per le Amministrazioni civili del Viminale le cui nuove dotazioni organiche dovranno essere fissate in contemporanea con il riordino delle Province e degli uffici territoriali del Governo per la Farnesina, la Difesa e le Agenzie fiscali, a loro volta impegnate in un riordino con la cancellazione dei Monopoli e dell’agenzia del Territorio. I tagli agli organici potranno essere effettuati con la compensazione, che consentirà a qualche amministrazione o ente (si pensa soprattutto a Inps e Inail) di ridurre un po’ meno in cambio di interventi maggiori effettuati altrove. Due i canali indicati per la gestione del personale in soprannumero rispetto alle nuove dotazioni organiche che, secondo stime Mef, dovrebbe essere attorno a 11mila unità nella Pa centrale (di cui 5.600 nei soli ministeri) e 13mila unità negli enti territoriali (Regioni escluse). Per la maggioranza dei dipendenti in esubero si aprirà una procedura di mobilità collettiva con possibilità di riassegnazione di incarico anche in amministrazioni diverse. L’ammortizzatore sociale che verrà attivato nella fase di sospensione dell’incarico garantirà la copertura dell’80% dello stipendio per 24 mesi prorogabili. Per una minoranza di esuberi (6mila nella Pa centrale e circa 2mila negli enti territoriali) scatterà invece il prepensionamento. Si tratta di personale che ha maturato i vecchi requisiti per il ritiro lo scorso anno ma che ha deciso di restare in ufficio o di personale che maturerà i requisiti ante riforma Fornero entro il 2014. Per i primi il Tfr sarà garantito al momento del pensionamento, per i secondi solo al coincidere della data di maturazione dei nuovi requisiti di pensionamento post riforma. In coincidenza del ciclo di spending, resta il blocco del turn over (80% nelle amministrazioni centrali e 60% negli enti territoriali) mentre fino al 2015, data di chiusura del riordino, non verranno più effettuati concorsi per dirigenti. Per la scuola vengono garantite “finestre” diverse per la gestione del percorso, con la possibilità di pensionamento per circa 3.500 insegnanti che maturano i requisiti (sempre ante riforma Fornero) entro la fine di agosto: potranno ritirarsi dal 1 settembre 2013. Un’operazione, quest’ultima, che consentirà di rispettare il piano triennale di assunzione del personale precario, con il blocco di 21.200 contratti già deciso dal 1 settembre prossimo dal ministro Francesco Profumo. Il “pacchetto pubblico impiego” si completa con una serie di altre misure accessorie riguardanti la spesa che compone il costo del lavoro unitario, come l’adeguamento a 7 euro dei buoni pasto per tutti (vale un risparmio annuo di 53 milioni) o l’obbligo di smaltimento delle ferie cumulate. Sulle spese per servizi intermedi arriva poi un ulteriore giro di vite all’uso di auto di servizio, mentre dovrebbero essere molto ridimensionate (si vedrà se questa volta si fa sul serio) le consulenze a ex dirigenti o dipendenti della Pa in pensione.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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