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L’accordo sul lavoro ridimensiona la «Brunetta»

Addio alle «tre fasce di merito», da «superare» prima ancora che siano entrate davvero in azione, stop ai quattro comparti in cui avrebbero dovuto confluire gli attuali 12 settori della contrattazione nel pubblico impiego e probabile revisione dei poteri rafforzati del dirigente nell’organizzazione degli uffici pubblici.
Il protocollo firmato ieri notte da Funzione pubblica, Regioni, enti locali e sindacati sulla riforma del pubblico impiego (si veda anche Il Sole 24 Ore di ieri) rimette in discussione i tre capisaldi della riforma Brunetta. «Con questa intesa – rimarca infatti la Cgil per bocca del segretario generale Nicola Nicolosi – si ha un primo segnale di discontinuità che riapre, dopo le macerie prodotte dalla legge Brunetta, un percorso sindacale che riguarda il mondo del lavoro pubblico». Sulla stessa linea, anche se con parole più sfumate rispetto alla Cgil, si colloca la Cisl, con la dichiarazione di Giovanni Faverin (Funzione pubblica) e Francesco Scrima (Scuola): «L’intesa definita – spiegano – rappresenta un passo importante perchè stabilisce che la riorganizzazione del pubblico impiego si fa insieme ai lavoratori pubblici, con più contrattazione, più partecipazione e più trasparenza». Soddisfazione anche dalla Uil, che rileva come il protocollo restituisca «un ruolo attivo alle parti sociali, attualmente bloccato dalla normativa vigente».
L’agenda
I contenuti del protocollo d’intesa siglato nella notte di ieri sono destinati a confluire in un disegno di legge che collega il pubblico impiego a due direttive chiave nell’agenda attuale del Governo, rappresentate dalla riforma del lavoro curata dal ministro Elsa Fornero e dalla spending review su cui sta lavorando Enrico Bondi. Il calendario del provvedimento, che da quanto si apprende dovrebbe essere costituito per una parte da una legge delega e per l’altra da un disegno di legge ordinario, prevede un passaggio, giovedì prossimo, in Conferenza Stato-Regioni, per valutare le novità rilevanti previste per il comparto enti territoriali, prima di approdare al consiglio dei ministri di venerdì.
Sul primo versante, quello relativo alla riforma del lavoro, il protocollo prevede «una riorganizzazione delle forme di lavoro flessibile», con lo scopo di arrivare a una «convergenza con il mercato del lavoro privato», partendo dall’idea che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato sia «la forma ordinaria per far fronte ai fabbisogni ordinari delle pubbliche amministrazioni» e che gli strumenti “atipici” vadano impiegati definendo le per «esigenze temporanee o eccezionali» con maggiore attenzione rispetto al passato.
Addio alla «Brunetta»
Ma il cuore della riforma ipotizzata nel documento, accanto alla “tipizzazione” delle fattispecie che possono sfociare nel licenziamento disciplinare, è nella ridiscussione profonda degli indirizzi dettati fra 2009 (legge delega) e decreto attuativo (2010) dalla riforma Brunetta.
Il colpo più duro è quello assestato con il «superamento del sistema della ripartizione dei dipendenti nelle fasce di merito», che secondo il disegno dell’ex ministro della Pubblica amministrazione avrebbero dovuto individuare i dipendenti da premiare pienamente, quelli a cui riservare una quota ridotta della retribuzione di risultato e quelli da lasciare a secco. Nella valutazione delle performance, spiega il nuovo documento, andrà riservata maggiore attenzione ai risultati dell’ufficio rispetto a quelli individuali, e andrà salvaguardata anche la specificità di Regioni ed enti locali nella contrattazione.

Fonte: IL SOLE 24ORE

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