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La presunta disparità di trattamento non legittima il diritto di accesso ai provvedimenti disciplinari

Approfondimento di Livio Boiero

La presunta disparità di trattamento non legittima il diritto di accesso ai provvedimenti disciplinari

Il diritto di accesso, dal punto di vista soggettivo, si sostanzia nel diritto degli interessati di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi.

La norma

Sono soggetti “interessati” all’accesso ai documenti amministrativi tutti coloro che hanno un interesse diretto, concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso (art. 22, c. 1, lett. b), della 241/1990).
L’interesse (diretto, concreto ed attuale) è riferito al documento del quale si chiede l’ostensione; la “corrispondenza” è da intendersi invece quale nesso di strumentalità o anche semplicemente connessione con una situazione giuridica che l’ordinamento protegge attraverso la concessione di strumenti di tutela.
Il limite di valutazione della p.a. sulla sussistenza di un interesse concreto, attuale e differenziato all’accesso si sostanzia nel solo giudizio estrinseco sull’esistenza di un legittimo e differenziato bisogno di conoscenza in capo a chi richiede i documenti, purché non preordinato ad un controllo generalizzato e indiscriminato sull’azione amministrativa, espressamente vietato dall’art. 24 c. 3, della legge n. 241/1990.
Partendo da queste premesse, anche il dipendente pubblico va riconosciuto come portatore di un interesse qualificato alla conoscenza degli atti e documenti che riguardano la propria posizione lavorativa, atteso che gli stessi esulano dal diritto alla riservatezza e ciò vale anche con riferimento ad atti interni, ricompresi nella definizione di “documento amministrativo” ai sensi dell’art. 22 c. 1 lett. d), della l. n. 241/1990. Ed in tale ambito è pacifico che lo stesso abbia diritto di accedere agli atti del procedimento disciplinare che lo riguardano.

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