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La beffa dei tagli alle province

Tagli al fotofinish che sanno di beffa per le province. Gli enti intermedi hanno conosciuto gli importi da versare al bilancio dello stato, quale contributo alla spending review di Carlo Cottarelli, proprio l’ultimo giorno utile per effettuare il pagamento, ossia il 10 ottobre.

Il ministro dell’interno Angelino Alfano ha firmato solo venerdì scorso i tre decreti che ripartiscono il taglio complessivo di 344,5 milioni (340 quale riduzione delle spese per consumi intermedi nel triennio 2011-2013, 3,8 milioni in proporzione alle spese per incarichi di consulenza, studio e ricerca e 700 mila euro per i tagli alle autovetture provinciali) imposto dal decreto Irpef (dl 66/2014). E il Viminale ne ha dato notizia solo ieri sul proprio sito. Il conto, come previsto, si è rivelato piuttosto salato anche perché, a norma di legge, va saldato subito.

Roma dovrà girare all’erario circa 21 milioni di euro, Milano circa 17, Torino 12 quale taglio ai consumi intermedi sulla base dei dati Siope. Altre province, invece, pagheranno dazio per aver troppo largheggiato nel conferire incarichi e consulenze. Dei 3,8 milioni di risparmi attesi sotto questa voce di spesa, Padova e Bari sono chiamate al sacrificio maggiore rispettivamente con 244 mila e 201 mila euro da versare al bilancio dello stato. Tra le province che subiranno i maggiori tagli si segnalano anche Modena (124.000 euro) , Firenze (116.000), Pesaro Urbino (118.000), Ancona (110.000) e Pavia (104.000).

Sul sito del dipartimento finanza locale del ministero dell’interno sono comparse le istruzioni per il pagamento con tanto di Iban a cui fare il bonifico e indicazione del capitolo di entrata da citare nella causale.

I funzionari provinciali, insomma, sono avvertiti. Dovranno riversare subito questi soldi al bilancio dello stato, pena il recupero delle somme da parte dell’Agenzia delle entrate a valere sui fondi dell’imposta provinciale sull’Rc auto.

A non essere ancora stati ripartiti sono solo gli ulteriori 100 milioni di risparmi che lo stato si attende dalla trasformazione delle province in enti di secondo livello per effetto della legge Delrio. Questo l’importo che, secondo il governo, si risparmierà dal fatto che gli amministratori delle nuove province non riceveranno più emolumenti per il ruolo svolto e verranno scelti con elezioni di secondo livello e non a suffragio universale. Questi tagli ai costi della politica saranno suddivisi con lo stesso dpcm che entro fine anno dovrà assegnare alle regioni o ai comuni le funzioni non più esercitate dalle nuove province.

La beffa risiede nel fatto che, come confermato dallo stesso Viminale, i funzionari degli enti di area vasta non potranno rimandare i versamenti all’erario al momento in cui saranno definiti gli sconti che il governo ha promesso alle province.

L’esecutivo ha riconosciuto di aver usato, col decreto Irpef, una mano troppo pesante nei confronti degli enti che, in attesa di passare ad altri livelli di governo gran parte delle funzioni oggi esercitate, rischiano di morire di stenti e di non riuscire a garantire i servizi ai cittadini fino a fine anno.

Ma ad oggi, gli amministratori provinciali hanno incassato solo assicurazioni e niente più, tanto che dei 100 milioni di sconto previsti non vi è traccia nel pacchetto di emendamenti del governo e del relatore al decreto Sblocca Italia (dl 133/2014) all’esame della camera. Un provvedimento molto eterogeneo su edilizia pubblica, digitalizzazione, semplificazione burocratica e dissesto idrogeologico che a Montecitorio si è arricchito di molte norme in materia di enti locali.

Se la riduzione dei tagli alle province non dovesse trovare posto nello Sblocca Italia, allora tutto verrebbe rimandato alla legge di stabilità che dovrebbe essere presentata dal governo domani. Nell’attesa che il quadro degli sconti si chiarisca, le ragionerie provinciali dovranno attivarsi il prima possibile per versare allo stato le somme indicate nelle tabelle allegate ai tre decreti ministeriali. Per recuperare quanto versato in eccedenza, fa sapere il Mef, ci sarà tempo.

Fonte: Italia Oggi

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