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Istruzione, sanità, servizi: i motivi dello sciopero

In piazza contro i tagli contenuti nella manovra del governo che si abbattono sul settore pubblico. Non solo per difendere gli stipendi di insegnanti, medici, infermieri, per ridare un futuro alla ricerca ma, soprattutto, per gridare che il «pubblico è futuro», come recita lo slogan che dà il titolo alla manifestazione nazionale dei lavoratori pubblici e della conoscenza organizzata per domani dalla Cgil. Appuntamento alle 14 in piazza della Repubblica, per sfilare fino a piazza del Popolo. Sul palco, insieme a Susanna Camusso, ci saranno i segretari della Flc e della Fp, Mimmo Pantaleo e Rossana Dettori, e poi, anche lì, alcuni precari. Quei lavoratori senza certezze – quelli colpiti con più ferocia dalle scelte economiche degli ultimi anni – che marceranno nel cuore del corteo.

«Avevamo detto che la manovra era iniqua, sbagliata e con carattere depressivo. E i fatti ci stanno dando ragione. Gli atti del governo dimostrano un particolare accanimento verso tutto ciò che è pubblico e in particolare per i lavoratori della pubblica amministrazione e per i precari», ha ricordato ieri il segretario confederale della Cgil Fulvio Fammoni, alla conferenza stampa per presentare la mobilitazione. Una «manifestazione per la democrazia», come la definisce Pantaleo, perché «senza il servizio pubblico sei privato dei tuoi diritti» – così recita lo slogan sui manifesti in giro per Roma – e con la quale «vogliamo spiegare che la manovra del governo colpisce tutti i cittadini, che in ogni caso faranno le spese della riduzione dei servizi pubblici», annota Dettori.

I dati forniti ieri dal sindacato di Corso d’Italia parlano di quali saranno gli effetti dell’ultima manovra, sommati a quelli delle politiche economiche di questo governo dal 2008 in poi. Il risultato è che, a causa del blocco dei rinnovi dei contratti nazionali, nei prossimi quattro anni un insegnante di scuola media con più di 20 anni di servizio perderà circa 9 mila euro, un professore universitario 14.760 euro. Se a questo si aggiungono gli effetti della riduzione del salario accessorio, in media – nella scuola e nella pubblica amministrazione – la mannaia del centrodestra produrrà delle perdite sul reddito che andranno oltre i 10mila euro.

«Il governo dice di non aver messo le mani in tasca ai cittadini, ma non è affatto vero», contesta Dettori, citando le due ultime finanziarie, per una riduzione complessiva del 53 percento sui finanziamenti destinati a enti locali, regioni e sanità. A ciò si affianca la decisione di dimezzare la spesa per il personale del pubblico impiego, che si traduce in «licenziamenti occulti», ovvero in contratti precari non più rinnovati: così 31 mila precari sono già rimasti a casa e a loro se dovranno aggiungere altri 40 mila. «L’emorragia di risorse non riguarda solo i lavoratori. La scuola ha perso 8 miliardi. Il diritto all’istruzione non è più garantito», contesta Pantaleo, chiedendo che si torni a investire su scuola, università e ricerca, secondo formule diametralmente opposte a quelle indicate dal governo e dalla Bce per uscire dalla crisi.

«Anche il blocco del Tfr: è stato deciso solo per i dipendenti pubblici», sottolinea Rossana Dettori, «è evidente che c’è un problema di disparità. Gli unici cui il governo ha messo le mani in tasca sono i lavoratori pubblici. Il vero obiettivo è la riduzione degli spazi pubblici, che va a intaccare il diritto alla formazione, alla salute, al lavoro».

E se per domani la Cgil si prepara a una protesta ad alta partecipazione, con pullman in arrivo da tutta Italia – da Imola fanno sapere che sbarcheranno a Roma con alla mano una raccolta di firme per chiedere la patrimoniale, e intanto anche Sel aderisce alla manifestazione – la Cisl convoca per il 12 ottobre gli stati generali del pubblico impiego, lanciando la mobilitazione degli statali.

di Alessandra Rubenni

Fonte: l'Unità

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