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Istat: retribuzioni in frenata, +1,4% a settembre

Retribuzioni praticamente ferme anche a settembre (rispetto ad agosto 2012 sono cresciute appena dello 0,1%).
Mentre su base annua l’aumento è stato dell’1,4%.
Ma ancora sotto al livello d’inflazione annuo (+3,2%), e così la forbice salari-prezzi si allarga e raggiunge quota 1,8 punti percentuali.
La fotografia scattata ieri dall’Istat ha confermato un mercato del lavoro in grave sofferenza (e che ha ripercussioni negative su famiglie e consumi).
A fine settembre la quota di dipendenti che aspettano il rinnovo del contratto è del 29% (nel totale dell’economia – e del 7,6% nel settore privato).
Ma senza rinnovi, ha evidenziato l’Istituto guidato da Enrico Giovannini, nel gennaio 2013 la crescita annua delle retribuzioni contrattuali è destinata a subire un vero e proprio crollo, attestandosi a un modesto +0,9%.
«Siamo dentro una morsa macroeconomica», ha evidenziato Carlo Dell’Aringa, economista del lavoro all’università Cattolica di Milano.
L’economia non riparte, la produttività è al palo, ed è sempre più difficile conciliare interventi di riduzione del costo del lavoro che portino, anche, un aumento delle retribuzioni.
Per questo, ha spiegato Dell’Aringa, «se il Governo riuscisse a trovare nuove risorse, andrebbero immediatamente utilizzate per ridurre il cuneo fiscale» per portare così benefici a imprese e lavoratori.
Del resto, in attesa della crescita della contrattazione di secondo livello, è per ora prevalentemente il contratto nazionale a garantire aumenti retributivi, seppur modesti.
A settembre infatti, ha ricordato l’Istat, l’aumento dello 0,1% dei salari orari è dipeso essenzialmente dall’applicazione di alcune clausole contrattuali.
Per esempio, nel contratto delle pulizie locali, si sono registrati 12 euro di incremento, nei lapidei 37 euro.
Mentre nelle attività ferroviarie 144 euro.
Ma qui c’è stato anche un incremento di due ore di lavoro a settimana, il che ha portato a una variazione percentuale dell’indice orario delle retribuzioni contrattuali (sul mese precedente) ad appena +0,1%.
Di qui l’importanza di continuare a legare gli aumenti salariali alla contrattazione.
«Seppur con la necessità di trovare un giusto equilibrio tra salario aziendale e forme minime di aumento da garantire attraverso la contrattazione nazionale», ha commentato Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil.
Analizzando, poi, i principali macrosettori, spicca come a settembre le retribuzioni contrattuali siano cresciute a livello tendenziale dell’1,9% per i dipendenti privati.
Mentre hanno fatto registrare una nuova variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione (per effetto del blocco dei contratti deciso dalla legge 112 del 2010).
Nel settore privato gli incrementi maggiori (sempre su base annua) si sono avuti nei comparti energia elettrica e gas (+2,9%), tessile e abbigliamento (+2,8%) e gomma, plastica e lavorazioni di minerali non metalliferi (+2,8%).
Guardando invece ai contratti collettivi di lavoro, l’Istat ha evidenziato come, sempre a settembre, siano risultati in vigore 44 contratti, che regolano il trattamento economico di 9,3 milioni di dipendenti.
Complessivamente, i contratti in attesa di rinnovo sono 34 – di cui 16 appartenenti alla Pa – relativi a circa 3,8 milioni di dipendenti (quasi 3 milioni nel pubblico impiego).
I mesi di attesa per i lavoratori con contratto scaduto sono in media 33,1, in deciso aumento rispetto a settembre 2011 (21,4 mesi).
Mentre l’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 9,6 mesi, anch’essa, però, in crescita rispetto a un anno prima (7,1 mesi).

Fonte: Il Sole 24 Ore

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