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Indennità parlamentari: rinuncia è impossibile?

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Il neodeputato del Pdl Marco Airaghi, che due giorni fa ha preso il posto di Antonio Verro attualmente membro del Cda Rai, aveva chiesto di non ricevere l’indennità parlamentare, perché già pagato dallo Stato per il ruolo di Direttore generale dell’Agenzia Industrie Difesa, ma le verifiche effettuate dalla Camera avevano stabilito l’impossibilità di rinunciare alla retribuzione prevista per legge.

In seguito a verifiche più approfondite, richieste dallo stesso deputato al Presidente della Camera Gianfranco Fini, si è risolto il giallo. Il deputato potrà infatti optare tra l’indennità che spetta ai parlamentari e il trattamento dell’amministrazione di appartenenza. Questo grazie all’art.68 del d.lgs. del 30 marzo 2001, n.165, in base al quale i dirigenti della Pubblica amministrazione “i dipendenti delle pubbliche amministrazioni eletti al Parlamento nazionale, al Parlamento europeo e nei Consigli regionali sono collocati in aspettativa senza assegni per la durata del mandato. Essi possono optare per la conservazione, in luogo dell’indennita’ parlamentare e dell’analoga indennita’ corrisposta ai consiglieri regionali, del trattamento economico in godimento presso l’amministrazione di appartenenza, che resta a carico della medesima”.

L’indennità dei parlamentari, disciplinata in dalla legge n. 1261 del 1965 è soggetta a tutele particolari (come il divieto di pignoramento o sequestro), e la rinuncia in quanto tale non è possibile.

(FONTE: www.ilpersonale.it)

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