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Incarichi a termine per i dirigenti della Pa

Dal taglio delle partecipate e delle Prefetture alla riduzione delle Camere di commercio e alle nuove regole per i concorsi pubblici. Il testo della delega Pa approda in aula al Senato per il primo sì in una versione ampiamente rivisitata dalla Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Che ha anche rafforzato i poteri del premier (a cominciare da quelli di controllo sulle agenzie fiscali e sulle nomine delle società pubbliche), ha aperto la strada alla riduzione da 5 a 4 dei Corpi di polizia e ha stabilito che la responsabilità gestionale per l’attività amministrativa sarà esclusivamente a carico dei dirigenti pubblici.

Ieri l’ultima votazione della Commissione è stata sull’articolo 10 del Ddl, quello che delega il Governo a varare una complessa riforma proprio della dirigenza. Un solo ruolo, niente più fasce, incarichi di massimo tre anni rinnovabili una sola volta, superamento degli automatismi di carriera e tetti agli stipendi. Novità anche sull’accesso (il concorso non basterà più, bisognerà superare un’ulteriore prova dopo tre anni per avere il contratto definitivo) e sull’uscita: chi non riceve incarichi dopo un certo periodo sarà licenziabile. Per la Scuola nazionale dell’Amministrazione si profila una trasformazione della natura giuridica («diventerà una sorta di Autorità indipendente» ha spiegato il relatore Giorgio Pagliari). Mentre per i segretari comunali e provinciali arriva la cancellazione dell’albo con una fase transitoria: in sede di prima applicazione, per tre anni, le funzioni di controllo di legalità e coordinamento dell’azione amministrativa verranno affidate proprio ai dirigenti del ruolo unico provenienti dall’albo soppresso. Sul pubblico impiego è stato anche approvato un emendamento che era rimasto accantonato con cui si delega il Governo a prevedere «tipologie di lavoro flessibile compatibili con il rapporto di lavoro con la Pa» (i co.co.co saranno cancellati nel 2017).

Il disegno di legge contiene 11 deleghe al Governo, tre delle quali per compilare altrettanti testi unici di aggiornamento delle norme che regolano le società partecipate, i servizi pubblici locali e il pubblico impiego. Ma non mancano norme subito operative come quella che riforma la regole sul “silenzio-assenso” tra le amministrazioni: in caso di contese su nulla osta e altri via libera, sarà il premier a decidere, dopo un passaggio in Cdm. O quella che introduce il termine di 18 mesi per le amministrazioni che dovessero decidere la procedura dell’autotutela con la sospensione di autorizzazioni che danno vantaggi economici ai beneficiari.

«I punti salienti della riforma – ha detto Pagliari – sono l’articolo 1 sulla cittadinanza digitale, che pone le premesse per un diverso rapporto tra i cittadini e le pubbliche amministrazioni e abbatte le barriere fisiche dell’accesso alla Pa, le norme sulle conferenze dei servizi e sul silenzio assenso che riguardano l’accelerazione dell’azione amministrativa perché danno tempi più certi, le norme sulla dirigenza e sull’impiego pubblico che ridefiniscono un profilo fondamentale per l’immagine stessa della Pa. Importante inoltre la previsione di una disciplina generale delle attività non assoggettate ad autorizzazione preventiva, che fa chiarezza su tutte le attività che possono iniziare con una semplice comunicazione dei privati e delle imprese».

Dopo sette mesi di discussione in Commissione già ieri sera s’è aperta la discussione generale sul testo in Aula e l’esame continuerà mercoledì prossimo (8 aprile) con termine per la presentazione degli emendamenti fissato alle 18. Soddisfatta la ministra Marianna Madia: «Non è una riforma di settore ma una riforma per il Paese, per 60 milioni di cittadini, volta a semplificare la loro vita».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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