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In bilico la stretta sui sindacati nella Pa

Stretta sulle prerogative sindacali nella pubblica amministrazione: permessi sindacali, compensi ai Caf e ai patronati finiscono nel mirino della spending review. Come contropartita è previsto un ruolo maggiore del sindacato nei processi di riorganizzazione della Pa che prevedano esuberi o messa in mobilità del personale.
Iniziamo dal taglio dei contingenti dei distacchi e dei permessi sindacali retribuiti. In aggiunta ai tagli operati dall’ex ministro Brunetta, è prevista un’ulteriore riduzione del 10% da gennaio del 2013. Per i Caf, inoltre, il compenso scende da 14 a 13 euro per ciascuna dichiarazione elaborata e trasmessa e da 26 a 24 euro per l’elaborazione e la trasmissione delle dichiarazioni in forma congiunta. Il testo prevede anche che i trasferimenti a favore dei patronati siano ridotti «complessivamente e proporzionalmente» del 10% da quest’anno. I risparmi concorrono alla copertura dei maggiori oneri derivanti dal decreto. Queste misure sono contenute nel decreto redatto prima del vertice con le parti sociali. Resta da capire se nel testo definitivo verranno confermate, visto che – secondo quanto riferiscono fonti sindacali – il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, ad una precisa domanda sull’attuazione di queste misure formulata dai leader sindacali a margine del vertice di Palazzo Chigi, avrebbe risposto «per il momento no».
Un’altra importante novità, va invece in direzione contraria, rafforzando il ruolo dei sindacati nei processi di riorganizzazione degli uffici che comportino l’individuazione di esuberi o l’avvio dei processi di mobilità. Per questi casi nella riforma Brunetta era prevista una semplice comunicazione al sindacato, mentre nel testo del governo viene ripresa una parte del Ddl delega del ministro della Pa, Filippo Patroni Griffi, recepito dall’accordo del 3 maggio con i sindacati, finora rimasto lettera morta. In base al nuovo articolo le pubbliche amministrazioni sono tenute a dare informazione e avviare una procedura d’esame congiunto, su richiesta delle organizzazioni sindacali rappresentative del settore interessato, previa comunicazione preventiva per iscritto alle stesse sigle delle ragioni della riorganizzazione e gli effetti che avrà sui rapporti di lavoro. Nel testo resta confermata l’autonoma capacità di determinazione da parte dell’amministrazione. Si tratta di una norma molto attesa dal sindacato, che da tempo preme per il recepimento dei contenuti dell’accordo del 3 maggio, anche se ieri ad una precisa domanda in tal senso formulata dalla leader della Cgil, il premier Monti ha risposto «non è all’ordine del giorno».
Ma intanto i sindacati protestano per la ventilata riduzione delle loro prerogative: «Con ulteriori tagli ai patronati saremmo impossibilitati a garantire i servizi ai cittadini e ciò avrebbe ricadute sulle prestazioni nei loro confronti», afferma Morena Piccinini, presidente dell’Inca-Cgil. «Siamo molto preoccupati per queste voci – aggiunge Piccinini-. Abbiamo già subito un taglio di 90 milioni di euro. Con ulteriori tagli ci sarebbero ricadute anche per gli enti che ci chiedono di svolgere sempre più attività. Inoltre abbiamo 1.700 risorse sul territorio e in caso di tagli ci troveremmo a dover intervenire». Mentre sui permessi sindacali nel settore pubblico, vale la pena di ricordare che la Corte dei Conti nella relazione del 2012 (relativa al 2010) aveva evidenziato che sono costati 151 milioni di euro all’erario. Nella relazione che, peraltro, punta il dito contro i reiterati tagli lineari agli organici che hanno «negativi riflessi sulla quantità e qualità dei servizi erogati», i magistrati contabili sottolineano che la fruizione di diversi istituti (aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili, distacchi) nel 2010 è stata «equivalente all’assenza dal servizio per un intero anno di 4.569 unità di personale, pari ad un dipendente ogni 550 in servizio».
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Le misure nella bozza

PERMESSI SINDACALI

Distacchi e permessi sindacali
tagliati del 10 per cento
I contingenti dei distacchi sindacali e dei permessi sindacali retribuiti sono ulteriormente ridotti del 10 per cento. È questa una delle norme contenute nella bozza del decreto sulla spending review.
La riduzione – si legge ancora nel testo – è effettuata a decorrere dal 1° gennaio 2013 con gli accordi o contratti collettivi anche con riguardo ai contingenti previsti per il personale del comparto regioni autonomie locali e della relativa autonoma Area del personale dirigenziale nonché del comparto Servizio sanitario nazionale e delle relative Aree del personale, dirigenziale non medico e della dirigenza medica e veterinaria.
Nel caso di mancata definizione dei predetti accordi o contratti nel termine previsto, la riduzione – prevede la bozza di decreto – del 10% è effettuata con decreto del ministro per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione

COMPENSI AI CAF

Il compenso si riduce
di un euro per ogni dichiarazione
C’è anche la riduzione dei compensi pagati ai Caf tra le norme previste della bozza del Dl sulla spending review. In Italia, i Caf o Centri di assistenza fiscale sono organizzazioni nate con l’apposita legge del 1991, costituiti generalmente in spa,
che hanno ottenuto l’autorizzazione all’iscrizione all’albo nazionale dei Caf tenuto presso il Ministero delle Finanze.
Nel documento si legge che il compenso ai Caf scende a 13 euro per ciascuna dichiarazione elaborata e trasmessa, mentre la somma scende a 24 euro per l’elaborazione e la trasmissione delle dichiarazioni in forma congiunta. Finora, la norma prevedeva un rimborso di 14 euro per ciascuna dichiarazione elaborata e trasmessa, e di 26 euro per l’elaborazione e la trasmissione delle dichiarazioni in forma congiunta.
Le disposizioni previste in questa parte del decreto si applicano con riferimento alle attività svolte a decorrere dall’anno 2013

FONDI AI PATRONATI

Ridotti di un decimo
i trasferimenti ai patronati
«Gli specifici stanziamenti iscritti nelle unità previsionali di base dello stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per il finanziamento» dei patronati «sono complessivamente e proporzionalmente ridotti del 10 per cento a decorrere dall’anno 2013». Anche i patronati cadono sotto la scure della spending review, in base alla bozza elaborata dal governo. Il patronato è un istituto che esercita la funzione di rappresentanza e tutela in favore dei lavoratori, pensionati e di tutti i cittadini presenti sul territorio dello stato. Gli istituti di patronato in Italia sono riconosciuti da leggi dello stato. Già nel 1947 vengono emanate le norme che disciplinano e regolamentano tali istituti. Nel 2001 viene varata una riforma che rivaluta i ruoli e ne ridefinisce i compiti.
I risparmi derivanti da questa norma «che conseguono a maggiori somme effettivamente affluite al bilancio dello Stato», si legge ancora nel testo, «concorrono alla copertura dei maggiori oneri derivanti dal decreto» sulla spending review

IN SINTESI

TAGLI SU TRE FRONTI
Lavoro di forbici sui permessi sindacali (-10%), sui compensi ai Caf (-1 euro a dichiarazione) e sui patronati (-10% i trasferimenti). Le prerogative dei sindacati nella pubblica amministrazione finiscono nel mirino della spending review. Tuttavia , resta da capire se nel testo definitivo le misure verranno confermate, visto che il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, avrebbe detto che per il momento il governo non è orientato ad agire su questo fronte

I NUMERI

151 milioni
Il costo dei permessi sindacali
Nel 2010 i permessi sindacali nel settore pubblico sono costati all’Erario 151 milioni di euro. Ad affermarlo è stata a maggio la Corte dei Conti nella nota di sintesi della relazione 2012 sul costo del lavoro pubblico
4.569
Assenze sul posto di lavoro
Sempre la Corte dei Conti, nella nota di sintesi della relazione 2012 sul costo del lavoro pubblico, ha spiegato che «la fruizione dei diversi istituti (aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili, distacchi) relativamente al 2010 può essere stimata come equivalente all’assenza dal servizio per un intero anno lavorativo di 4.569 unità di personale, pari a un dipendente ogni 550 in servizio
80
I Caf
Secondo la consulta dei Caf, è questo il numero Centri di assistenza fiscale riconosciuti in Italia. Ogni organizzazione ha poi le proprie sedi sul territorio
17 milioni
Dichiarazioni raccolte
Sempre secondo la consulta dei Caf, nel 2011 queste strutture hanno raccolto dai dipendenti poco più 17milioni di dichiarazioni dei redditi. I servizi più significativi svolti attualmente dai CAF sono la compilazione dei modelli 730 e delle dichiarazioni fiscali di ogni genere

Fonte: Il Sole 24 Ore

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