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Il revisore a sorteggio tramonta sul nascere

Nell’altalena delle regole che cambiano in continuazione o tramontano subito dopo essere spuntate finisce anche la disciplina della revisione dei conti nelle società partecipate.

Con il decreto «Salva-Roma» aveva debuttato la previsione dell’estrazione a sorte dei revisori nelle società «controllate» dagli enti locali, con un meccanismo che estendeva alle partecipate il sistema già adottato da Comuni e Province dopo la “riforma” del 2011. Il «Salva-Roma» originario, però, è caduto sul campo il 27 dicembre per le obiezioni del Colle e per le difficoltà della maggioranza, e il suo “bis” (decreto 151/2013) ora all’esame del Parlamento non si è occupato di revisori. Le regole per i controllori dei conti delle partecipate, quindi, restano quelle vecchie, senza elenchi regionali e senza estrazione a sorte in Prefettura.

In questa fase caotica nella produzione di leggi è difficile dare certezze, e nulla vieta che l’estrazione rispunti nel corso dell’esame parlamentare del decreto «Salva-Roma» bis. Molte, però, sono le incertezze e le obiezioni che hanno accompagnato fin dall’inizio l’ipotesi di estendere alle partecipate il sistema dell’estrazione: la norma, prima di tutto, sollevava più di un dubbio sull’ambito di applicazione, e soprattutto ampliava un meccanismo che anche negli enti locali ha bisogno di qualche correttivo.

Meriterebbe un ripensamento, per esempio, la regola che assegna ai piccoli enti i revisori al debutto, che si trovano così a operare da soli alla loro prima esperienza di controllo, mentre sarebbe forse più utile un mandato (non da presidente, ovviamente) all’interno del collegio in un Comune più grande. L’aggiustamento potrebbe essere l’occasione per ripensare anche le regole sulla revisione nelle partecipate.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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