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Il personale con rapporto di lavoro flessibile nei comuni, nelle regioni e nelle province [scheda n. 22]

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Nel 2013, le unità di personale che nei comuni italiani hanno un rapporto di lavoro flessibile(1) ammontano a 38.454 (Tabella 1). Questa categoria include il personale comunale che ha un rapporto di lavoro a tempo determinato, interinale, di formazione lavoro o è un lavoratore socialmente utile. Se si confronta tale valore con il numero di dipendenti comunali si rileva che circa 1 dipendente comunale su 11 è inquadrato con un contratto di lavoro flessibile (il 9,2%). I valori che l’indicatore assume a livello geografico, tra le amministrazioni comunali del Paese, sono molto differenti. Nei comuni della Calabria e della Sicilia, ad esempio, il rapporto tra le unità di personale con lavoro flessibile ed il numero totale dei dipendenti comunali si attesta rispettivamente al 25,2% e al 25,1%. In generale, è nelle realtà comunali delle regioni del sud e delle isole, tranne che in quelle sarde (8,9%), pugliesi (6,1%) e molisane (5,1%), che l’incidenza del rapporto di lavoro flessibile è superiore al valore medio (9,2%). Nei comuni delle regioni del centro e del nord, viceversa, ad eccezione di quelli del Trentino-Alto Adige (10,4%) e del Friuli-Venezia Giulia (9,6%), l’indicatore è sotto alla media, con i valori più contenuti rilevati nelle amministrazioni comunali del Piemonte e della Valle d’Aosta (rispettivamente il 2,3% e il 2,4%).

Tabella 1 L’incidenza del rapporto di lavoro flessibile, per regione, 2013 

Regione 

Personale comunale con rapporto di lavoro flessibile (a) 

Dipendenti comunali (b) 

Incidenza del rapporto di lavoro flessibile sul numero di dipendenti (a/b) 

Piemonte 

682  

29.603  

2,3% 

Valle d’Aosta 

36  

1.466  

2,4% 

Lombardia 

2.665  

60.744  

4,4% 

Trentino-Alto Adige 

1.029  

9.918  

10,4% 

Veneto 

1.921  

27.805  

6,9% 

Friuli-Venezia Giulia 

1.029  

10.738  

9,6% 

Liguria 

343  

13.677  

2,5% 

Emilia-Romagna 

1.281  

30.924  

4,1% 

Toscana 

982  

27.289  

3,6% 

Umbria 

236  

5.896  

4,0% 

Marche 

681  

10.255  

6,6% 

Lazio 

3.252  

41.669  

7,8% 

Abruzzo 

909  

8.011  

11,4% 

Molise 

93  

1.842  

5,1% 

Campania 

3.961  

37.419  

10,6% 

Puglia 

1.078  

17.800  

6,1% 

Basilicata 

376  

4.028  

9,3% 

Calabria 

3.845  

15.266  

25,2% 

Sicilia 

13.002  

51.871  

25,1% 

Sardegna 

1.052  

11.819  

8,9% 

Totale 

38.454  

418.041  

9,2% 

Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Studi Economia Territoriale su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze, 2015 

Il 3,7% del personale (1.410 unità) delle regioni a statuto ordinario ha un rapporto di lavoro flessibile. Il 64,1% delle unità annue (904) ha un contratto a tempo determinato, il 31,9% (449) è inquadrato come lavoratore socialmente utile, il 4,0% (56) con un contratto interinale ed, infine, lo 0,1% con un contratto di formazione lavoro (Tabella 2). Analizzando nel dettaglio la distribuzione delle forme contrattuali nelle varie amministrazioni regionali, si osserva che le unità con rapporto di lavoro flessibile con contratti a tempo determinato sono prevalenti nella gran parte delle regioni del Paese. Fanno eccezione le regioni Campania, Veneto e Liguria, dove tale forma contrattuale si riduce rispettivamente al 13,0%, 21,3% e 30,2% (61, 14 e 1 unità). Nel caso della Campania tale situazione è compensata da un maggior impiego di unità annue di personale, pari all’87,0%, inquadrate come lavoratori socialmente utili (409). Per quanto riguarda il Veneto e la Liguria, invece, la maggior parte del personale ha un contratto interinale (il 78,7% ed il 69,8% del totale, pari a 52 e 2 unità rispettivamente).

Tabella 2 Il personale con rapporto di lavoro flessibile nelle regioni a statuto ordinario, per tipologia contrattuale e regione (percentuale di riga), 2013 

Regione 

Personale con rapporto di lavoro flessibile 

Tempo determinato 

Formazione lavoro 

Contratti interinali 

LSU 

Totale 

Piemonte 

82,7% 

0,0% 

0,0% 

17,3% 

100,0% 

Lombardia 

91,2% 

6,3% 

2,5% 

0,0% 

100,0% 

Veneto 

21,3% 

0,0% 

78,7% 

0,0% 

100,0% 

Liguria 

30,2% 

0,0% 

69,8% 

0,0% 

100,0% 

Emilia-Romagna 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Toscana 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Umbria 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Marche 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Lazio 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Abruzzo 

93,2% 

0,0% 

6,8% 

0,0% 

100,0% 

Molise 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Campania 

13,0% 

0,0% 

0,0% 

87,0% 

100,0% 

Puglia 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Basilicata 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Calabria 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Totale 

64,1% 

0,1% 

4,0% 

31,9% 

100,0% 

Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Studi Economia Territoriale su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze, 2015 

Il 4,0% del personale (1.531 unità) delle regioni a statuto speciale ha un rapporto di lavoro flessibile. Il 94,8% delle unità annue (1.450) ha un contratto a tempo determinato (Tabella 3), mentre sono irrilevanti le percentuali relative alle altre tipologie contrattuali: i contratti interinali rappresentano il 5,2% del totale (79) e i lavoratori socialmente utili lo 0,1% (una sola unità in Trentino-Alto Adige). L’unica eccezione si rileva nella regione Friuli-Venezia Giulia, dove le unità annue di personale con contratto a tempo determinato si riducono al 55,2% (96), mentre quelle riconducibili agli interinali arrivano al 44,8% (78).                                  Assenti, tra il personale con rapporto di lavoro flessibile delle regioni a statuto speciale, i contratti d formazione lavoro.

Tabella 3 Il personale con rapporto di lavoro flessibile nelle regioni a statuto speciale, per tipologia contrattuale e regione (percentuale di riga), 2013 

Regione 

Personale con rapporto di lavoro flessibile 

Tempo determinato 

Formazione lavoro 

Contratti interinali 

LSU 

Totale 

Valle D’Aosta 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Trentino-Alto Adige 

99,6% 

0,0% 

0,2% 

0,2% 

100,0% 

Friuli-Venezia Giulia 

55,2% 

0,0% 

44,8% 

0,0% 

100,0% 

Sicilia 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Sardegna 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Totale 

94,8% 

0,0% 

5,2% 

0,1% 

100,0% 

Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Studi Economia Territoriale su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze, 2015 

Il 4% del personale (2.172 unità) delle amministrazioni provinciali ha un contratto di tipo flessibile. Nel 56,7% dei casi (1.231) si tratta di un contratto a tempo determinato, oltre un terzo è un lavoratore socialmente utile (35,4% ossia 769 unità), mentre il 7,9% (171) ha un contratto interinale (Tabella 4). In nessuna provincia viene utilizzata la formula dei contratti di formazione lavoro. A livello regionale la ripartizione tra le tipologie contrattuali è sostanzialmente rispettata, infatti, in più della metà delle regioni, il contratto a tempo determinato rappresenta la tipologia più utilizzata tra il personale con rapporto di lavoro flessibile. Tuttavia in alcune province prevalgono i lavoratori socialmente utili: è così in Campania (98,1%, 364 unità), Puglia (93,7%, 28 unità), Marche (63,1%, 56 unità), Friuli-Venezia Giulia (52,9%, 79 unità) e Veneto (50,0%, 71 unità). Nelle province lucane, laziali e sarde, infine, prevalgono i contratti interinali, che rappresentano, rispettivamente, il 78,7%, il 65,6% ed il 63,2% del totale del personale con rapporto di lavoro flessibile (11, 24 e 84).

Tabella 4 Il personale con rapporto di lavoro flessibile nelle amministrazioni provinciali, per tipologia contrattuale e regione (percentuale di riga), 2013 

Regione 

Personale con rapporto di lavoro flessibile 

Tempo determinato 

Formazione lavoro 

Contratti interinali 

LSU 

Totale 

Piemonte 

76,3% 

0,0% 

4,7% 

19,0% 

100,0% 

Lombardia 

49,4% 

0,0% 

9,3% 

41,3% 

100,0% 

Veneto 

46,1% 

0,0% 

3,9% 

50,0% 

100,0% 

Friuli-Venezia Giulia 

38,9% 

0,0% 

8,1% 

52,9% 

100,0% 

Liguria 

90,7% 

0,0% 

1,1% 

8,2% 

100,0% 

Emilia-Romagna 

71,4% 

0,0% 

10,2% 

18,4% 

100,0% 

Toscana 

98,1% 

0,0% 

0,0% 

1,9% 

100,0% 

Umbria 

90,8% 

0,0% 

0,0% 

9,2% 

100,0% 

Marche 

34,1% 

0,0% 

2,7% 

63,1% 

100,0% 

Lazio 

34,4% 

0,0% 

65,6% 

0,0% 

100,0% 

Abruzzo 

57,7% 

0,0% 

11,8% 

30,5% 

100,0% 

Molise 

100,0% 

0,0% 

0,0% 

0,0% 

100,0% 

Campania 

1,9% 

0,0% 

0,0% 

98,1% 

100,0% 

Puglia 

6,3% 

0,0% 

0,0% 

93,7% 

100,0% 

Basilicata 

13,9% 

0,0% 

78,7% 

7,4% 

100,0% 

Calabria 

64,9% 

0,0% 

0,0% 

35,1% 

100,0% 

Sicilia 

97,2% 

0,0% 

0,0% 

2,8% 

100,0% 

Sardegna 

36,8% 

0,0% 

63,2% 

0,0% 

100,0% 

Totale 

56,7% 

0,0% 

7,9% 

35,4% 

100,0% 

Fonte: elaborazione IFEL-Dipartimento Studi Economia Territoriale su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze, 2015 

(1) L’ammontare di questa tipologia di personale viene quantificata in termini di “unità annue”. Tale valore si ottiene sommando i mesi lavorati, distintamente per ciascuna delle tipologie, per categoria di personale e per genere, e dividendo tale valore per i 12 mesi dell’anno.

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