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Il papà ha sempre diritto al permesso

Anche se la moglie è casalinga il papà lavoratore ha diritto ai riposi giornalieri di due ore fino all’anno di età del bambino o entro il primo anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o affidato.
Un altro, e stavolta definitivo, colpo di piccone a un divieto che sembrava invalicabile e che non permetteva di avere questi permessi sulla base del principio «tanto c’è la mamma in casa ad accudire il pupo», anche se inizialmente è stato subordinato a una condizione-capestro, che ora viene cancellata.
I fatti.
Il testo unico della maternità/paternità (decreto legislativo 151/2001) riconosce ai padri lavoratori dipendenti i riposi giornalieri nel caso in cui si presentino particolari condizioni.
Queste: a) il figlio è affidato solo al padre; b) la madre lavoratrice dipendente cede il diritto al marito; c) la madre è morta o è gravemente inferma; d) la madre non è lavoratrice dipendente.
Finora era stato affermato che «non dipendente» significa essere «artigiana, commerciante, agricola autonoma, parasubordinata, libera professionista».
Perciò se la madre è soltanto casalinga niente permessi al marito lavoratore dipendente.
È evidente come un’interpretazione del genere non stesse in piedi e dovesse essere messa in soffitta dalla magistratura.
E così è stato.
Tra tutti gli interventi ricordiamo il Consiglio di Stato che ha dato il via libera ai permessi al padre quando la madre è casalinga.
Ma – e questo è il punto che ha fatto diventare quella degli uomini una vittoria di Pirro – solo quando la donna è impegnata in attività che la distolgano dalle incombenze casalinghe.
Praticamente quasi mai, anche perché si chiedeva di provare l’indifferibile necessità di lasciare il bambino.
Ora però gli argini di questo fiume imbrigliato vengono rotti.
Il Ministero del lavoro riconosce il diritto del padre ai riposi giornalieri (un tempo si chiamavano riposi per allattamento) anche se la moglie è casalinga, sempre e comunque, senza più condizionare il diritto episodico alle impossibilità materne.
Risultato? Il padre può utilizzare i riposi – chiarisce l’Inpdap – a partire dal giorno successivo alla fine del periodo di maternità obbligatoria, in genere tre mesi dopo il parto.
E se sono nati due gemelli il padre può raddoppiare le ore di permesso giornaliero (da due a quattro).
Non basta: può chiedere al datore di lavoro i permessi anche durante i tre mesi dopo la nascita del figlio.
In questa ipotesi però il papà perde il raddoppio e scende di nuovo alle consuete due ore, ridotte a una sola se l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore.

Fonte: La Stampa

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