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Il grande fratello del Mef anche nella gestione delle paghe

Razionalizzare i costi e gli sprechi, nei momenti di crisi (e non solo in quelli), è doveroso per tutta la pubblica amministrazione.
Ma la razionalizzazione dei costi è giusta ed etica solo se da una parte si riesce a mantenere se non a migliorare l’efficienza dell’amministrazione stessa e dall’altra se non si creano in modo indiscriminato effetti negativi sul mercato e sulle aziende private che da anni operano per migliorare processi e funzioni dei servizi offerti a tutti gli enti pubblici.Il decreto sulla spending review nel modificare la precedente norma di razionalizzazione impone, ora in modo perentorio, alle amministrazioni pubbliche che non utilizzano i servizi di pagamento degli stipendi del Ministero dell’economia e delle finanze: – di stipulare la convenzione per l’acquisizione dei servizi direttamente dal Mef;- di utilizzare, a partire dall’1/10/2012, i parametri di prezzo e di qualità definiti nel dm 06/07/2012.Apparentemente nulla di sbagliato, per lo meno se si legge la norma da non addetti ai lavori e se si trascurano i soldi spesi dall’erario per quanto previsto dall’articolo di legge che già stabiliva che «…per consentire l’adeguamento delle procedure informatiche del Ministero dell’economia e delle finanze … omissis … è autorizzata la spesa di 9 milioni di euro per l’anno 2010 e di 12 milioni di euro per l’anno 2011 … omissis …».Ben diverso è invece il punto di vista di chi dovrà farne le spese, in primis gli enti pubblici stessi.
Infatti ciò è facilmente verificabile consultando i numerosi forum sui servizi finanziari, dei tributi e del personale degli enti locali.Molti enti che hanno raggiunto un livello di informatizzazione con una gestione amministrativa e contabile unitaria realizzata con l’utilizzo di software che interagiscono fra di loro, ottengono così elaborazioni utili ai controlli interni ed alla compilazione dei questionari da inviare alla Corte dei conti, all’Istat, ai ministeri competenti.
Questo cambiamento costituirà una forte penalizzazione soprattutto in termini di efficienza con un incremento dei costi complessivi considerevole.Poi c’è da chiedersi se la mancanza di concorrenza dovuta all’introduzione per legge di un unico fornitore nazionale, farà bene all’efficienza della pubblica amministrazione.
La sensazione, che in realtà è di fatto una certezza, è che una spending review così concepita non possa che tradursi sempre, nel medio e lungo termine, in costi più elevati ed in minore qualità dei servizi erogati.
Il ruolo della p.a. dovrebbe essere, invece, quello di dare ai cittadini ed alle imprese quei servizi pubblici che nessun altro diversamente fornirebbe perché fuori dalla sfera di interesse privato.
Mai, invece, dovrebbe sovrapporsi all’offerta del mercato, perché la libera concorrenza genera sempre efficienza e contenimento della spesa.
Il giusto ruolo è semmai quello di fornire gli stimoli necessari per una continua crescita dell’efficienza e della produttività.Parliamo tanto di sviluppo del mercato, di sviluppo delle nuove tecnologie (vedi l’e-government), di sviluppo dell’efficienza, di sviluppo dell’occupazione e poi cosa fa lo Stato? Si mette bellamente a fare concorrenza anche a quei settori floridi che creano costantemente occupazione, come quello dei servizi informatici.
Poi, dall’altro lato, una delle società più efficienti della pubblica amministrazione, come Equitalia, viene esautorata per legge da un compito delicatissimo che ha sempre svolto egregiamente, come quello della riscossione per conto degli enti locali.
Qualcuno che non abbia semplice malafede o interessi diversi da quelli collettivi pensa veramente che i costi a carico dei cittadini saranno inferiori con una miriade di piccole Equitalia disorganiche e disorganizzate sul territorio?In definitiva è fondamentale che, dove funziona, e quello della tenuta e gestione del personale è un servizio che funziona bene, la pubblica amministrazione deve mantenere l’esternalizzazione dei fornitori.
Eventualmente creando un semplice sistema di monitoraggio dei costi e dei livelli di servizio.

Fonte: Italia Oggi

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