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Il Governo «dimentica» il blocco dei contratti

Scompare dalla legge di stabilità il blocco dei contratti collettivi sia per la pubblica amministrazione che per le società partecipate.
Per lo stesso motivo, da aprile 2013 dovrà essere riconosciuta – nelle more della sottoscrizione dei Ccnl – l’indennità di vacanza contrattuale.
Su questo quadro quasi idilliaco, considerando il contesto macroeconomico, incombe la spada di Damocle dell’articolo 16 del Dl 98/2011 che potrebbe prorogare l’austerity per altri due anni.
La vicenda parte qualche anno fa quando, con il Dl 78/2010, venivano bloccati senza possibilità di recupero tutti i contratti collettivi del comparto pubblico per il triennio 2010-2012, riconoscendo esclusivamente l’indennità di vacanza contrattuale secondo le regole previste dagli accordi sul costo del lavoro del 1993 e del 2009.
Con il decreto sulla spending review, i vincoli sono estesi anche alle società partecipate, alle aziende speciali ed alle istituzioni.
Nel disegno di legge di stabilità 2013, approvato dal Governo il 9 ottobre, il blocco dei contratti collettivi veniva prorogato anche al biennio 2013-2014 ovviamente senza possibilità di recupero.
In sede di approvazione definitiva la previsione normativa scompare con l’evidente conseguenza che dal 1° gennaio 2013 nulla vieta che il Governo, per il tramite dell’Aran, o i sindacati possano chiedere l’apertura di una nuova stagione contrattuale.
Rimane da capire se e quante risorse sono o potranno essere disponibili.
Nella stessa direzione si pone il ministero dello Sviluppo economico che, con parere condiviso dal Mef, consente alle associazioni di categoria delle società partecipate di sottoscrivere nuovi contratti collettivi.

Al contrario il blocco dei fondi per la contrattazione decentrata e quello relativo al trattamento economico individuale abbracciavano il triennio 2011-2013 e quindi non necessitano, per l’anno in corso, di alcun intervento normativo.

Più complessa la vicenda relativa all’indennità di vacanza contrattuale prevista nella finanziaria del 2009 per il biennio 2008-2009, successivamente riproposta dal Dl 78/2010 per il triennio 2010-2012 e infine confermata come norma a regime dalla riforma Brunetta che ha modificato l’articolo 47-bis del Dlgs 165/2001.
Sempre il Ddl sulla legge di stabilità 2013 rinviava per un biennio anche l’erogazione dell’indennità di vacanza.
In sostanza, il progetto di fondo, prevedeva un vuoto contrattuale per il 2013-2014, tanto è vero che il successivo triennio sarebbe decorso dal 2015 (e non dal 2016).
Anche questa previsione si perde nell’iter parlamentare.
Quindi, da aprile 2013 i dipendenti della pubblica amministrazione dovrebbero vedersi riconoscere un aumento commisurato al 30% dell’Ipca (indice dei prezzi calcolato a livello europeo) che salirà al 50% a partire dal mese di luglio.
L’Ivc per il triennio 2010-2012 era stata calcolata al tasso dell’1,50%.
Il nuovo tasso da applicare, secondo le stime dell’Istat, sarà pari al 2 per cento.
In pratica, da gennaio 2013 si deve confermare l’importo relativo al triennio precedente e da aprile, in aggiunta, scatterà la prima tranche per il periodo 2013-2015 che andrà a regime dalla mensilità di luglio.

Tuttavia, il Governo potrebbe stoppare l’aumento (mediamente 16 euro lordi al mese per il comparto degli enti locali) adottando l’atto regolamentare previsto dall’articolo 16 del Dl 98/2011, che consente la proroga a tutto il 2014 dei limiti in termini di crescita dei trattamenti economici del personale delle pubbliche amministrazioni.
Con ogni evidenza, stante l’attuale situazione politica, la decisione verrà rinviata dal prossimo Governo e la decisione giungerà a ridosso del pagamento degli stipendi di aprile.

In conclusione, in sede di predisposizione del bilancio di previsione risulta opportuno prevedere un aumento pari all’indennità di vacanza contrattuale relativa al triennio 2013-2015.
Un importo più elevato sembra non trovare fondamento nella legge di stabilità.

Fonte: Il Sole 24 Ore

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