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Il Governo: «Coperture 2016 blindate». Damiano: banco di prova per Jobs Act

Il menu della legge di Stabilità si va componendo con riunioni continue dei tecnici di Tesoro e Palazzo Chigi – diverse presiedute dallo stesso premier Matteo Renzi sempre in stretto collegamento con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – alle prese, a questo punto, con la definizione delle risorse da destinare ai singoli interventi. Le coperture per il 2016 sarebbero «blindate», fa sapere Palazzo Chigi, e si sta lavorando per quelle del 2017 quando si metterà in campo il taglio dell’Ires, come confermato dal premier, secondo il quale sul tema qualche “sorpresa” potrebbe arrivare già dal prossimo anno. In cantiere ci sarebbe infatti un taglio calibrato sulle Pmi del Mezzogiorno per il 2016, ‘antipasto’ della riduzione generalizzata, che costerebbe circa 450 milioni.

Il ‘rebus’ delle coperture però, stando agli addetti ai lavori, non sarebbe ancora del tutto risolto, e a ‘ballare’ sarebbero ancora alcuni miliardi (4-5 secondo i più pessimisti) necessari per finanziare tutte le misure in cantiere. Irrinunciabili l’eliminazione del prelievo sulla prima casa, ‘bandiera’ della prossima programmazione di bilancio, che insieme a Imu agricola e imbullonati costa 4,5 miliardi da restituire ai Comuni, e lo stop alle clausole di salvaguardia che, da sole valgono più di metà dei 27 miliardi di manovra annunciata da Renzi.

Senza interventi, infatti, dal primo gennaio scatterebbe un aumento di due punti dell’Iva (dal 10 al 12% e dal 22 al 24%, per circa 12,8 miliardi) e un taglio di detrazioni e agevolazioni fiscali (per 3,2 miliardi, clausola ereditata dal governo Letta e finora sterilizzata solo in parte) che in tutto comporterebbero 16 miliardi di aumento di tasse.

Sul piatto ci sono per certo circa 8,5 miliardi di flessibilità sul deficit per le riforme (0,5 punti di Pil ma deve arrivare il via libera di Bruxelles a usare per intero questo spazio) e i risparmi ottenuti con la revisione della spesa, che però non supereranno i 6-7 miliardi (rispetto ai 10 indicati con il Def di aprile). Ci sono poi gli incassi, una tantum, in arrivo grazie alla voluntary disclosure, che si potrebbero attestare in tutto attorno ai 3 miliardi (di cui 1,5 sono già stati impiegati per sterilizzare altre clausole per il 2015). E si profila un intervento sulla tassazione sui giochi che potrebbe portare a entrate aggiuntive per 7-800 milioni, ma che è ancora in via di definizione. Il governo punta poi ad avere altri 5 miliardi grazie alla clausola degli investimenti (la richiesta è uno spazio per 0,3 punti di Pil), risorse che però vanno destinate, appunto, agli investimenti.

Certo, andrà considerata anche la migliore performance prevista per le entrate, sia tributarie che contributive, spinte proprio dalla ripresa di economia e occupazione. Ci sarebbe poi il rinnovo, seppure dimezzato o con un decalage, degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato, quello dell’ecobonus (che in parte si ‘autofinanzia’ attraverso l’Iva), sgravi fiscali al Sud (anticipo Ires), povertà infantile e revisione del forfait delle partite Iva.

La coperta, insomma, potrebbe rivelarsi più corta del previsto, tanto che tra le ipotesi tecniche (di ultima ratio e per evitare di dover ricorrere, in extremis, a tagli lineari) ci sarebbe anche quella di sterilizzare subito solo il grosso delle clausole (ad esempio i 12,8 miliardi dell’Iva) rinviandone una parte.

Certo, le coperture andrebbero comunque trovate in corso d’anno (e potrebbero anche essere delle nuove clausole) ma si aumenterebbe, nel frattempo, la dote da impegnare subito per misure di più diretto stimolo all’economia.

Damiano: incentivi strutturali o jobs act muore
«Siamo d’accordo con il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, sugli sgravi contributivi del contratto a tutele crescenti: hanno fatto funzionare le assunzioni. Anche noi pensiamo che questa misura debba essere strutturale. In caso contrario il Jobs Act muore». Lo dichiara il deputato dem Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera. «La legge di Stabilità – continua Damiano – sarà un banco di prova decisivo per le priorità che Renzi deciderà di adottare. Accanto agli incentivi per l’occupazione noi insistiamo affinché vengano affrontati i temi che riguardano le pensioni: la settima salvaguardia degli esodati, l’Opzione Donna e la flessibilità in uscita. Come dice Confindustria, anticipare la pensione può favorire l’assunzione dei giovani». «Infine, non vorremmo che ci si dimenticasse delle Partite Iva: all’errore compiuto di recente dal Governo va posto rimedio. I contributi previdenziali vanno bloccati all’attuale 27% e portati, con gradualità, al 24%, come per i lavoratori autonomi, mentre per le start up va prevista una tassazione agevolata al 5% per i primi 5 anni», conclude Damiano.

Fonte: il Sole 24 Ore

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