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I segretari comunali hanno sempre funzionato molto bene. Essi pertanto, questa è la conclusione, vanno aboliti

Il Segretario comunale. Ma chi era costui? La domanda, di manzoniana memoria, è quanto mai attuale. Da circa un anno il presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha dichiarato guerra alla poco nota categoria dei segretari comunali, che da 150 anni presidiano negli enti locali (comuni e province), la legalità dell’azione amministrativa, la direzione complessiva dell’ente e supportano la parte politica nel realizzare il proprio programma di mandato. Infatti ogni comune e ogni provincia ha un solo segretario che, negli ultimi 15 anni, viene scelto direttamente dal Sindaco – o dal presidente provinciale – come suo primo collaboratore, all’interno di un albo al quale si accede dopo un non semplice percorso concorsuale e di tirocinio formativo, e che termina il lavoro nell’ente quando il primo cittadino cessa il proprio mandato, ritornando nell’albo a disposizione di altri amministratori.

Ma perché il governo, con il ministro Marianna Madia, all’interno della riforma della Pubblica amministrazione, vuole abolire la categoria dei segretari che tantissimi sindaci, giunte, consigli e consigli regionali, finanche il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, hanno ribadito essere preziosa per un buon andamento della pubblica amministrazione? Anzi, perché si vuole abolire la funzione stessa del segretario comunale? La domanda, al momento, non ha avuto una risposta esplicita, dato che il governo si è sottratto ad un confronto con la categoria, confronto che ora viene chiesto con forza e con precise istanze, formulate in modo chiaro dopo un’assemblea unitaria dei segretari il 15 aprile scorso.

Che dietro questa operazione, inserita nel complessivo disegno di riforma della dirigenza pubblica, vi sia l’intenzione di asservire la dirigenza stessa è opinione di autorevoli commentatori, per quanto la nostra Costituzione preveda che al pubblico impiego si acceda tramite concorso, così da reclutare le migliori professionalità sul mercato.

I segretari non vogliono difendere, in modo autoreferenziale, la poltrona, in quanto consapevoli che l’attuale momento storico impone una seria riforma della pubblica amministrazione, finalizzata in primo luogo a limitare la burocrazia ed a rendere migliori servizi con costi più contenuti. C’è, anzi, la massima disponibilità a rimettersi in gioco per adeguarsi ai rapidi mutamenti delle condizioni generali esterne ed rispondere alle nuove sfide che incombono nonché il desiderio di essere soggetto attivo di cambiamento piuttosto che oggetto di abrogazione. Ma i segretari comunali sono certi dell’utilità della loro funzione, spesso nascosta, di raccordo tra la parte politica e l’apparato amministrativo, di facilitatore nella realizzazione del mandato politico del sindaco, di garanzia dei diritti dei cittadini e di tutte le forze politiche (maggioranze e minoranze), di tutela della legalità dell’azione amministrativa, nonché di presidio, in qualità di autorità locale anticorruzione, della correttezza dell’agire. L’indispensabilità della funzione è stata finalmente riconosciuta anche dalla commissione Affari costituzionali che, al senato, ha votato un emendamento per il mantenimento dei compiti specifici del segretario comunale da porre in capo a un «dirigente apicale» in ogni ente. La realtà conferma la necessità del segretario comunale nei nostri comuni: questo, insieme al desiderio di lavorare per fare il bene il governo non ce li può abrogare…

Paola Cavadini, segretario comunale, Como

Fonte: Italia Oggi

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