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Gli stipendi d’oro non si toccano

Il prossimo governo si troverà il lavoro grosso pressoché fatto. Il decreto che congela fino al 2014 le retribuzioni dei dipendenti pubblici, una vera manovra che vale 1,4 miliardi di euro per l’anno in corso, più o meno quanto serve per finanziare gli ammortizzatori sociali, è stato già approvato in prima lettura dal consiglio dei ministri presieduto da Mario Monti e in queste ore ha ricevuto il placet dal Consiglio di stato. Al nuovo esecutivo insomma resterà da controfirmare il decreto e sarà fatta: stipendi fermi per altri due anni, con un’estensione del blocco al servizio sanitario nazionale e alle società partecipate che finora erano stati esclusi.

Il testo però dovrà essere rivisto, perché il Consiglio di stato ha chiesto una precisazione e riguarda i cosiddetti stipendi d’oro, ovvero le retribuzioni degli alti burocrati che superano i 90 mila euro l’anno. La magistratura di controllo ha suggerito di precisare meglio che tra le misure di taglio della legge n. 112/2010 che si rinnovano non c’è lo sforbiciamento del 5% della quota di salario che eccede i 90 mila euro e neanche quella del 10% per la quota che eccede i 150 mila euro. Perché c’è il rischio di fare confusione, e allora è meglio precisare per evitare letture disorte del dispositivo. Palazzo Spada ha anche indicato una possibile riformulazione: «Sono pertanto esclude da tale proroga, per effetto della declaratoria di illegittimità costituzionale del decreto legge n. 78/2010..sancita dalla sentenza della Corte costituzionale n. 223/2012, le disposizioni dell’articolo 9, comma 2, nella parte in cui viene disposta la riduzione dei trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti…nella misura del 5% per la parte eccedente i 90 mila euro lordi annui e del 10% per quella superiore a 150 mila euro». Davanti alla Consulta, in una procedura di impugnazione che era partita dal ricorso di un magistrato, il taglio era stato contestato perché riguardava solo i dirigenti pubblici e non quelli privati e poi perché andava a incidere su diritti acquisiti. La Consulta ha risposto che sì, la norma era anticostituzionale. E ora il decreto Monti, messo a punto dai ministri uscenti della Funzione pubblica e dell’Economia, rispettivamente Filippo Patroni Griffi e Vittorio Grilli,che è un regolamento attuativo, non può spingersi, come del resto non faceva, oltre. Se l’alta burocrazia è salva, non hanno invece appigli gli altri lavoratori pubblici che non vedranno rinnovati i loro contratti almeno fino al 2014. Potrebbero invece vedersi riconosciuta l’indennità di vacanza contrattuale, da ridefinirsi secondo nuovi parametri, nel triennio 2015-2017: in questo caso, scrivono i magistrati, il regolamento è andato oltre, la norma primaria non consentiva questo tipo di proroga. Nel novero degli interventi, ok alla proroga di un anno delle disposizioni che limitano le assunzioni nel pubblico impiego e la riduzione delle retribuzioni degli uffici di diretta collaborazione dei ministri. I blocchi delle varie voci di spesa pesano per 1,3 miliardi di euro sull’anno 2014, per ulteriori 659 milioni per il 2015 e quasi 730 per il 2016. Complessivamente, una manovra da 2,7 miliardi.

Fonte: Italia Oggi

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