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Gli statali si preparano alla mobilità

Diecimila dipendenti pubblici in mobilità. È la pattuglia di dirigenti e impiegati delle amministrazioni centrali dello Stato che dovrà essere ricollocata una volta attuato il taglio previsto dalla manovra di Ferragosto (Dl 138), riduzione da effettuare entro il prossimo mese.
A differenza di quanto avvenuto con gli interventi di riorganizzazione e risparmio degli anni passati – rivelatisi fittizi, perché avevano inciso sugli organici, mentre le presenze effettive erano in realtà già assottigliate per effetto del blocco del turnover e della corsa ai pensionamenti – questa volta, dunque, si dovrebbe ricorrere alla mobilità.
Il condizionale è d’obbligo, perché si tratta ancora di stime, anche se elaborate tenendo appunto conto dei tagli virtuali del passato. Un quadro più dettagliato lo si avrà fra qualche settimana, quando il ministero della Pubblica amministrazione finirà di ricevere dalle amministrazioni interessate dall’operazione di riordino (ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici) le risposte chieste con una circolare inviata a fine gennaio, con la quale si invitano i singoli enti a compilare una serie di prospetti in cui indicare gli organici e le presenze effettive a fine dicembre 2011, le riduzioni previste entro marzo e le eventuali eccedenze una volta applicati i tagli.
In quest’ultimo caso, raccomanda Palazzo Vidoni, si dovranno attivare le procedure di mobilità previste dall’articolo 33 della legge 165/2001, ovvero ricollocazione del personale in esubero nell’ambito della stessa amministrazione (anche applicando l’istituto della solidarietà o facendo ricorso a forme flessibili dei tempi di lavoro) o in altre amministrazioni. Se questa strada dovesse rivelarsi preclusa, si potrà impiegare il personale in eccedenza nell’ambito della stessa regione o spostarlo in altre regioni.
Diecimila dipendenti si ritroveranno, dunque, alle prese con la mobilità. Faranno da battistrada per quella che si preannuncia come una riorganizzazione più incisiva in conseguenza delle politiche di spending review che il Governo Monti vuole applicare e che per ora si stanno provando in via sperimentale in alcuni ministeri, tra cui quello della Difesa e dell’Interno, dove si stanno già studiando misure per razionalizzare le spese e accorpare uffici e strutture: ipotesi che a una prima stima potrebbero produrre circa 100 milioni di euro di risparmi. In generale, tuttavia, per avviare tra gli uffici pubblici la mobilità indotta dalla revisione della spesa si dovrà aspettare ancora un po’.
A confermare la possibilità che invece, di qui a un mese, si debba affrontare il problema delle eccedenze di personale è Vincenzo Di Biasi, coordinatore dipartimento sindacale Funzione pubblica-Cgil. «Negli ultimi tre anni si sono succeduti già due tagli alle piante organiche delle amministrazioni centrali – afferma –, ma il terzo potrebbe iniziare a incidere sul personale in servizio. Il divario tra gli organici teorici e i dipendenti in servizio, infatti, dovrebbe ormai aggirarsi tra il 5 e il 7 per cento. Situazione aggravata anche dall’allungamento dei termini per andare in pensione. Dunque, l’ulteriore sforbiciata del 10% prevista dalla manovra di Ferragosto potrebbe, questa volta, davvero creare un’eccedenza di personale, dando il via alla mobilità».
Un problema confermato, nella sostanza, anche da Giovanni Torluccio, segretario generale della Uil-Fpl: «A questo punto è davvero probabile che si faccia ricorso alla mobilità. Anche se per applicarla sarà necessario stilare un quadro preciso di tutte le amministrazioni, che oggi esiste solo in parte. I dati sugli effettivi delle diverse amministrazioni arrivano con anni di ritardo e oggi sappiamo solo in misura parziale qual è la situazione. Inoltre, potrebbe essere opportuna la scelta di rafforzare alcune amministrazioni, come le agenzie fiscali».

Fonte: Il Sole 24 Ore

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