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Funzioni provinciali, regioni in ritardo

Le regioni non riusciranno entro fine anno a redistribuire a se stesse e ai comuni le funzioni provinciali non fondamentali. La nota congiunta dell’associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) e dell’unione delle province italiane (Upi) dell’11 dicembre scorso, all’indomani della fumata nera in Conferenza Unificata straordinaria sul riordino delle funzioni provinciali (si veda ItaliaOggi dell’11/12/2014), certifica i flop della legge Delrio, qualificata come impossibile da attuare. Anci e Upi hanno raccolto dalle regioni la sostanziale impossibilità, da parte loro, di dare corso ai decreti attuativi della riforma, necessari per il trasferimento delle funzioni delle province alle regioni stesse o ai comuni. Infatti, gli osservatori regionali, incaricati di raccogliere i dati finanziari e organizzativi delle province, per provare a connettere le funzioni da trasferire alle spese, così da passarle a regioni e comuni in modo che siano finanziate, hanno rilevato di non essere in grado di fare sintesi della mole di dati, puntualmente loro forniti dalle province, alle scadenze previste. Le regioni, dunque, non riescono a determinare come siano finanziate le spese per le funzioni da trasferire, quale personale sia addetto, come fare in modo che gli enti destinatari delle funzioni riordinate possano gestirle senza rimetterci risorse proprie di bilancio ed acquisendo tutto il personale necessario. Sottolineano Anci e Upi che «è del tutto plausibile dunque che, stante le condizioni segnalate, nessuna regione riuscirà a produrre entro il termine del 31 dicembre 2014 previsto dalla legge 56/2014, provvedimenti organici di riordino che possano produrre effetti a partire dal 1° gennaio 2015». Dunque, con l’inizio del nuovo anno, le province conserveranno la titolarità a gestire tutte le funzioni, per chissà quanto altro tempo, dato che, come era facilmente immaginabile, l’esame tecnico finanziario delle risorse da trasferire si è rivelato molto ma molto più complesso di quanto immaginato dalla frettolosa legge Delrio. Non solo la legge 56/2014 risulta inattuabile sul piano tecnico (almeno nella tempistica assolutamente incongrua), ma, osservano Anci e Upi, di fatto la legge viene sostanzialmente abolita o, comunque, resa inoperante dalla legge di Stabilità 2015. Osservano le due associazioni che l’imposizione alle province di versare al bilancio dello stato 1,182 miliardi nel 2015 (2 nel 2016 e 3 nel 2017) «è un intervento totalmente avulso dalla legge Delrio perché opera a prescindere dall’attuazione della riforma, senza tenere conto né delle funzioni fondamentali provinciali, né del processo di riordino di quelle non fondamentali». La combinazione tra l’impossibilità di riordinare le funzioni ai sensi della legge Delrio e le pesantissime incombenze finanziarie imposte alle province sortirà il risultato che l’intero comparto delle province, costretto a continuare a gestire tutte le funzioni, ma con una deprivazione delle risorse che non trova riscontri per nessun altro comparto, andrà verso il default. Ciò, secondo Anci ed Upi, oltre a causare il dissesto delle province «di fatto impedirà il completamento del riordino delle funzioni: la conseguenza immediata sarà, a partire dal 1° gennaio 2015, la sospensione dell’erogazione di servizi essenziali al fine del mantenimento degli equilibri finanziari». Le regioni, dal canto loro, confermano di essere in disaccordo con l’impostazione della legge di Stabilità; questo perchè, di fatto, se le regioni acquisissero le funzioni provinciali con i tagli imposti, dovrebbero accollarsi loro i costi per la loro gestione. Non a caso il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha annunciato che la regione ha intenzione di lasciare alle province lombarde tutte le competenze ad esse devolute negli ultimi anni. Maroni ha aggiunto che «la decisione sarà formalizzata nella prossima riunione della giunta, dopo l’incontro, la prossima settimana, con l’Osservatorio regionale».

Fonte: Italia Oggi

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