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Friuli Venezia Giulia, scatta mobilitazione del pubblico impiego

20070220 - ROMA - ECO - STATALI: SINDACATI ANNUNCIANO, SCIOPERO A MARZO. Un corteo di dipendenti pubblici a Roma, in una immagine di archivio. I sindacati del pubblico impiego hanno indetto lo stato di agitazione della categoria e annunciano uno sciopero della categoria, da attuare nel mese di marzo, in assenza di risposte da parte del governo. In particolare Fp-Cgil, Fp-Cisl, Fpl-Uil e Pa-Uil chiedono 
l'applicazione del recente Memorandum sulla riforma della pubblica amministrazione, con l'avvio rapido delle trattative per il rinnovo contrattuale, e l'avvio della previdenza integrativa anche per il pubblico impiego.
ANSA/ARCHIVIO - DANILO SCHIAVELLA - DRN

“Non si possono fare le riforme prescindendo da chi lavora. E chi lavora deve avere un contratto di lavoro, aggiornato nei valori economici e nei contenuti normativi”. Questo l’ultimatum unitario che i sindacati del pubblico impiego del Friuli Venezia Giulia lanciano alla giunta regionale, ai sindaci e alle Province, nel giorno in cui proclamano ufficialmente lo stato di agitazione dei 14 mila dipendenti del comparto unico. Ad annunciarlo i segretari regionali Mafalda Ferletti (Fp-Cgil), Massimo Bevilacqua (Cisl Fp), Maurizio Burlo (Uil Fpl), Fabio Goruppi (Ugl) e Paola Alzetta, in una conferenza stampa convocata stamane a Trieste per illustrare le ragioni della mobilitazione.

Dietro alla protesta non soltanto il mancato rinnovo del contratto, fermo al 2009 e in ritardo anche nel riconoscimento dell’indennità di vacanza contrattuale (ferma al triennio 2010-2012 e non consolidata), ma anche i tagli al personale, oltre 2.000 posti dal 2009, a causa di un mancato turnover che secondo i dati dei sindacati ha prodotti risparmi per circa 75 milioni all’anno. Economie che raggiungono i 100 milioni sommate a quelle della sanità, dove il 2015 – come rileva Mafalda Ferletti per la Fp Cgil – si è chiuso con un ulteriore taglio di 128 addetti, “a dispetto degli impegni dell’assessore Telesca, che aveva annunciato l’avvio di un’inversione di tendenza sul personale, dopo il taglio di 400 posti nella precedente legislatura e di ulteriori 400 dopo l’arrivo della nuova giunta”.

Altro fronte caldo quello delle riforme, dal momento che “la legge 26/2014 ha avuto ben sette modifiche in poco più di un anno di vigenza – si legge nel documento unitario dei sindacati – e che da luglio diverse funzioni, con gran parte del personale, transiteranno dai comuni alle Uti senza che abbia visto luce l’accordo sulla mobilità del personale, nonostante la proposta sindacale in materia, presentata nell’ottobre 2015, e nonostante restino irrisolti diversi nodi sul personale già trasferito”. Da qui le preoccupazioni con cui i sindacati guardano al travaso di funzioni, e in particolare al trasferimento della polizia provinciale, che transiterà a giugno, e dei dipendenti delle Province incardinati nei servizi di staff, “che si avviano, in assenza di un accordo a essere ostaggi dei desiderata del presidente o sindaco di turno”. Ma sotto accusa ci sono anche la riforma del comparto unico, «che si si profila come una riforma della dirigenza con accenni punitivi nei confronti dei 14.000 dipendenti», e la mancata individuazione dei fondi per il salario accessorio.

La mobilitazione, pertanto, punta dal un lato all’apertura immediata di un tavolo con Regione, Anci e Province per la quantificazione delle risorse da destinare al rinnovo contrattuale, dall’altro a un percorso di riforma «che consenta la piena valorizzazione delle professionalità interne, alle quali oggi si richiedono sempre più competenze e specializzazioni, ma in assenza di adeguati ed attuali strumenti contrattuali che le riconoscano». Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisal non chiedono soltanto di recepire la sentenza con cui la Corte Costituzionale, un anno fa, ha decretato l’illegittimità del blocco dei contratti, ma anche di sfruttare la potestà legislativa primaria della Regione in materia di enti locali e di ordinamento del personale. “Potestà che il Friuli Venezia Giulia non sta utilizzando, appiattendosi sulle norme nazionali e fingendo di dimenticare che il Comparto unico in pochi anni ha perso oltre 2.000 posti di lavoro”.

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