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Entrate, doppio ricorso di 400 dirigenti

Agenzia delle Entrate ancora sotto tiro. Il caso-dirigenti dopo lo stop della Consulta alla nomina dei funzionari incaricati sta scavando un solco all’interno dell’organizzazione della macchina dell’amministrazione finanziaria. Soprattutto perché i funzionari «decaduti» dall’incarico di dirigenti si stanno muovendo a suon di carte bollate per veder riconosciuta la stabilizzazione e risarcimenti. Con un’iniziativa – promossa dal sindacato Unadis – che si muove su un doppio livello: denuncia al Tribunale di Roma e denuncia alla Commissione europea. Per ora sono circa 400 sui 767 decaduti delle Entrate ad essersi mossi. Come anticipato dal Sole 24 Ore di venerdì 23 ottobre, hanno presentato una denuncia per rivendicare i propri diritti sia per difendere una professionalità che poggia sui titoli di studio conseguiti e sull’esperienza maturata negli anni sul campo, spesso in incarichi di responsabilità sia sul fronte accertamento sia su quello dei servizi ai contribuenti.

La rivendicazione
La loro rivendicazione poggia sulla cosiddetta “sentenza Mascolo” con cui la Corte di giustizia Ue circa un anno fa ha condannato l’Italia per un abuso dei contratti precari nel comparto della scuola. I giudici del Lussemburgo, pur riconoscendo il ricorso al tempo determinato nel pubblico in attesa della conclusione di una procedura di concorso, hanno stabilito che un impiego permanente e durevole si pone in contrasto con l’accordo quadro comunitario sul lavoro a termine secondo cui, comunque, il tempo indeterminato è riconosciuto come la forma “comune” dei rapporti di lavoro. A questo si aggiunge la richiesta dei danni: 20 mensilità dirigenziali, cioè circa 70mila euro pro capite. Con il riconoscimento della perdita di chance la cifra lieviterebbe a 150mila euro ciascuno. Se si moltiplica l’importo per 400 ricorrenti sarebbero 60 milioni di euro, con la possibilità di arrivare anche a 70 milioni a carico dello Stato italiano in caso di un’eventuale sanzione che dovesse essere comminata dalla Commissione europea.

Gli addii eccellenti
Ma tra i nodi aperti ci sono anche la questione dei 700 funzionari vincitori di concorso retrocessi dalla terza alla seconda area per un vizio formale rilevato dal Tar e la fuga dai ruoli di spicco all’interno dell’Agenzia verso studi privati: l’abbandono di Gabriella Cappelleri, responsabile dell’ufficio ruling internazionale (quello che dovrebbe gestire anche le “pratiche” sul patent box) nella Direzione centrale Accertamento, è solo l’ultimo in ordine di tempo. Prima di lei, infatti, hanno lasciato Dario Sencar, già responsabile dell’ufficio controlli grandi contribuenti, Giammarco Cottani, che ricopriva il ruolo d di assistente per il direttore centrale accertamento per questioni di fiscalità internazionale, e Pasquale Cormio, che operava invece su Milano. Senza dimenticare che l’area grandi contribuenti aveva già dovuto fare a meno di Paolo Valerio Barbantini, approdato da gennaio scorso all’Ocse per seguire il progetto Beps.

Lo sfogo della Orlandi e le reazioni politiche
Una situazione che ha portato nei giorni scorsi la stessa direttrice dell’Agenzia, Rossella Orlandi, a lanciare un grido d’allarme: «Dalla contrattazione è scomparso il comparto delle agenzie fiscali e questo determina la morte delle agenzie». E proprio alla luce dei problemi successivi alla decadenza dei 767 dirigenti ha sottolineato come sia «un’esperienza sociologica che sia rimasta in piedi: è rimasta in piedi solo per la dignità delle persone che vi lavorano».

Fonte: il Sole 24 Ore

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