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Enti locali, la spesa va a picco

Cala drasticamente la spesa degli enti locali, non solo quella per investimenti, ma anche quella di parte corrente. Per far fronte ai crescenti tagli decisi dal centro, province e comuni stanno spingendo su tributi e tariffe, ma l’aumento della pressione fiscale potrebbe non essere sufficiente a garantire il mantenimento degli attuali livelli di servizi erogati ai cittadini. È un quadro a tinte assai fosche quello che emerge dall’ottavo rapporto sulla finanza locale curato dagli istituti di ricerca regionali (IRES Piemonte, IRPET Toscana, SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, EUPOLIS Lombardia, IPRES Puglia e LIGURIA Ricerche) e presentato a Roma. Il volume (elaborato con il coordinamento scientifico del direttore dell’Istituto di studi sui sistemi regionali, federali e sulle autonomie del CNR, Stelio Mangiameli) analizza l’andamento delle entrate e delle spese dei livelli decentrati di governo. Nel 2011, la dinamica delle principali grandezze della finanza locale subisce un mutamento rispetto agli anni precedenti. Infatti, quasi tutte le variazioni da positive divengono negative. Si riducono in valore assoluto non solo gli investimenti (-10% rispetto al 2010), ma anche la spesa corrente (-1%). Il calo interessa tutti i comparti, con la sola eccezione delle regioni per quanto concerne la spesa corrente (a causa dei trasferimenti agli enti del settore sanitario). È un mutamento di segno che verosimilmente è destinato a protrarsi nel 2012 e nel 2013, a seguito delle misure comprese nelle ultime manovre di finanza pubblica.Per compensare gli effetti di queste ultime (che hanno imposto pesanti riduzioni delle spettanze e inasprimenti del Patto di stabilità interno), governatori, presidenti di provincia e sindaci agiscono con decisione sui tributi e sulle tariffe di loro competenza. I risultati in termini di gettito, tuttavia, non sono esaltanti, a causa della diffusa contrazione delle basi imponibile per effetto della crisi: le entrate tributarie crescono solo del 5%, un dato inferiore rispetto al calo dei trasferimenti correnti (-8%).Ecco perché, malgrado l’aumento della pressione fiscale a livello locale (più che raddoppiata rispetto al 2008), si registra ovunque la tendenza alla contrazione dei servizi, oltre che alla revisione delle relative modalità di offerta.Il rapporto, peraltro, evidenzia anche la diversità delle strategie seguite nelle varie aree del Paese: mentre al Nord si preferisce intervenire sulla spesa corrente, al Centrosud si agisce più pesantemente su quella in conto capitale. Alla generalizzata riduzione dei pagamenti per investimenti non corrisponde, però, un’analoga contrazione degli impegni, con il conseguente accumulo di residui passivi e ed allungamento dei tempi di pagamento dei fornitori. Unica isola felice in questo panorama sempre più disastrato gli enti delle regioni a statuto speciale del Nord, che rimangono tuttora poco coinvolti dalle profonde riforme che stanno investendo il Paese e non sono chiamati a contribuire sostanzialmente allo sforzo di rientro della spesa pubblica.Peccato che la riforma dell’ordinamento delle autonomie differenziate sia da tempo stata estromessa dall’agenda politica.

Fonte: Italia Oggi

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